Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta Racconti

Ascoltare Battiato come un koan zen

 BLOG di Paolo Borzini Ascoltare Battiato come un koan zen Sono probabilmente, dal punto di vista musicale, sempre ancorato all’arco di tempo che va dagli anni Settanta ai Duemila. Oggi, come allora, ascolto più o meno la stessa musica, ma in quel periodo ne è stata prodotta così tanta, e di qualità così alta, che non finisco certo per ascoltare la stessa canzone per anni. Da adolescente, negli anni Ottanta, ascoltavo Battiato nel walkman. E mi spiazzava. Non era solo una questione musicale. C’erano quel basso, quel ritmo, che ti entravano dentro in modo quasi fisico, e sopra scorrevano parole che non si lasciavano afferrare fino in fondo. Non era la solita canzone da capire o da canticchiare. Ti prendeva e ti lasciava lì, in bilico. Da una parte il ritmo, dall’altra il testo. E tu nel mezzo. Molto tempo dopo ho capito a cosa assomigliasse quella sensazione. Al test Voight-Kampff di Blade Runner. Non perché Battiato c’entrasse davvero con i replicanti, ma perché l’effetto era quell...

Suggerocrazia

BLOG di Paolo Borzini   Oggi parlo della Suggerocrazia , una parola inventata da me per la XII edizione del concorso Una burla al giorno, organizzato dagli appassionati che anni fa hanno dato vita al sito unaparolaalgiorno.it. Inventata di sana pianta, sì, ma suggerita dall’epoca in cui viviamo, un’epoca in cui certi cambiamenti e certe derive si fanno strada senza che ce ne accorgiamo davvero, o quasi. Ma cos’è la Suggerocrazia ? Ci sono forme di potere che ordinano. E poi ci sono quelle più intelligenti. Non ti impongono nulla. Non alzano la voce. Non minacciano. Non vietano. Ti suggeriscono. Con garbo. Con il sorriso. Con l’aria di chi vuole solo aiutarti. È questa la suggerocrazia : una forma di dominio in cui le decisioni non vengono imposte apertamente, ma orientate attraverso suggerimenti così efficaci da diventare difficili da evitare. Il bello è che funziona benissimo proprio perché non sembra dominio. Il suggerocratico non dice mai “devi”. Sarebbe rozzo, antiquato, quasi...

19 Marzo e riflessioni varie

 BLOG di Paolo Borzini C’è una frase che mi è rimasta impressa, in una conversazione recente. Parlavamo di schiavismo, astronauti e Hal 9000 – sì, esattamente, partiamo da lì – un amico ha risposto: “Già. Finisce che uno apre il portello, qualcun’altro lo chiude, e un terzo comincia a dire con calma glaciale che tutto è sotto controllo. Meglio evitarla prima, quella deriva. Più verifica, meno deferenza.” Ecco. Quella battuta lì. Capita al volo. Senza dover spiegare nulla. È una cosa che ho sempre apprezzato, nelle persone che mi sono davvero affini. Quelle con cui condividi un certo modo di vedere il mondo, fatto di riferimenti, di linguaggi comuni, di storie che non devi raccontare per intero perché l’altro ha già completato il quadro nella sua testa. Io ho due carissimi amici così. Nerd atipici, come me. Atipici nel senso che alcuni di quelli che abbiamo incrociato nella vita somigliano più a Gollum (senza offesa per Gollum, eh), mentre noi siamo persone abbastanza normali, solo ...

Il Mio Pianeta

  BLOG di Paolo Borzini Più di trent’anni fa scrissi questo racconto per un concorso letterario. Il tema imponeva la presenza di una panchina. Sistemando una piccolissima parte dello studio ne ho ritrovato una vecchia copia cartacea e, rileggendola oggi, mi sono reso conto di due cose. La prima è che l’idea di fondo mi apparteneva già allora. La seconda è che la mia scrittura aveva ancora parecchia strada da fare. Ho quindi trascritto il testo originale del 1994 e l’ho corretto, senza cambiarne il nucleo. Lo pubblico qui come piccolo recupero dal passato e anche come promemoria personale. Ogni tanto fa bene vedere com’eravamo, non per indulgere nella nostalgia, ma per misurare il cammino. IL MIO PIANETA di Paolo Borzini Era lì, davanti a me, con l’aria di chi volesse interrogarmi. La mia immagine riflessa nello specchio d’acqua mi fissava e mi metteva a disagio, come se stessi nascondendo qualcosa a me stesso. Mi alzai e d’istinto cercai il pacchetto di sigarette in tasca, ma non l...

Perché scrivere?

 BLOG di Paolo Borzini Questa mattina alle 5, la solita sveglia da giorno feriale anche quando non lo è, ero in poltrona con un caffè in mano. Fuori ancora buio e in casa i miei gatti svegli a tenermi d’occhio. Sono istanti intimi, a volte agognati e a volte pericolosi. Pericolosi perché certe domande salgono in superficie, domande che di solito tengo lontane. Perché scrivo. Qual è il motivo vero. Ho provato a rispondermi senza raccontarmela, perché i racconti li scrivo già. La verità è che non è mai un solo motivo, ma due o tre che si alternano. Scrivo per mettere ordine nel rumore. Per fare pulizia. Prendere pensieri sparsi e dargli una forma che stia in piedi. Quando funziona lo sento subito; tutto si acquieta, anche se quello che esce è cupo. Anzi, spesso proprio perché è cupo. Scrivo non per rivalsa e controllo, sarebbe troppo facile dire “nel testo comando io”. Più semplicemente lascio che la storia trovi la sua traiettoria netta e mi lasci addosso quella soddisfazione asciut...

Quando la lentezza del modem ti insegnava a pensare

  BLOG di Paolo Borzini Quando la lentezza del modem ti insegnava a pensare Ho avuto uno scambio di email con una ragazza in gamba che lavora nell’editoria. Da lì è nata questa riflessione. Ogni tanto mi capita una cosa strana; leggo qualche riga di una email e torno indietro di quarant’anni. Non per nostalgia facile, quella la lascio ai post con le foto sgranate e la frase “bei tempi”. Torno indietro perché riconosco un ritmo. Il ritmo dei lunghi messaggi, quotati punto per punto. Quel modo di rispondere che oggi sembra un vezzo da museo e invece era una piccola disciplina. Non era stile: colpevole era anche la tecnologia. Parlo di BBS e aree messaggi, di accoppiatori acustici e modem che viaggiavano a 300 o 1200 bps. La fretta non aveva spazio. L’immediatezza non era disponibile. Quindi diventava raro anche l’impulso di scrivere di getto e spedire, perché la risposta poteva impiegare giorni ad arrivare. La lentezza faceva da filtro. E il filtro, a volte, faceva bene. Una sorta di...

Il guscio che respira

BLOG di Paolo Borzini   Il Natale si avvicina anche se il "clima" non è natalizio ho deciso di condividere questo mio ultimo racconto che proprio questo clima mi ha ispirato... Nessuno seppe dire esattamente quando iniziò. Forse fu una mattina d’inverno, quando il primo uomo si accorse che la pelle del braccio non era più pelle, ma una sottile trama calcificata: come se un mollusco avesse deciso di vivere lì, sotto l’epidermide. I medici parlarono di mutazione. I politici di terrorismo biologico. I religiosi di castigo o redenzione, a seconda della platea. Nessuno, però, osò dire la verità che da settimane stava sospesa nell’aria come un presagio. Fu un anziano psichiatra a farlo, in diretta, davanti a un pubblico attonito. «Non è una malattia» disse. «È un messaggio. È il nostro inconscio collettivo che ha deciso di proteggerci». In studio risero. I giornali lo derisero. I talk show con bionde patinate come conduttrici convocarono presunti esperti per demolirlo, e la più com...

Evan Drake vuole il suo romanzo

BLOG di Paolo Borzini Evan Drake vuole il suo romanzo Chi ha letto la mia raccolta Universi Resilienti ha già incontrato per tre volte Evan Drake. Evan Drake, il mio detective preferito, è nato come un esperimento: provare a scrivere noir e hard-boiled in ambientazioni che, se non sempre fantascientifiche o fantasy, sono comunque tecnologiche, contaminate da un certo futuro possibile. Volevo capire se fosse possibile portare il fascino delle vecchie indagini in impermeabile, delle strade illuminate da neon sfarfallanti, dentro mondi dove le IA osservano, i corpi vengono potenziati e la realtà è sempre un po’ più sottile. Ma, come spesso accade ai personaggi riusciti, è cresciuto. E insieme a lui è cresciuto anche il suo ego. Ormai sta prendendo sempre più spazio nei miei appunti, nelle idee, nei racconti che scrivo. Ogni volta che penso di averlo parcheggiato per un po’, lui torna fuori, con un nuovo caso, una nuova indagine, una nuova ombra da inseguire. Ad oggi sono già otto i racco...

Non è estetica, è diagnosi!

BLOG di Paolo Borzini Non è estetica, è diagnosi. Ho cominciato a leggere il genere cyberpunk nel 1986, quando uscì in italiano Neuromante di William Gibson. Chiariamo subito una cosa. La fantascienza mi ha sempre affascinato, ma i sottogeneri che la compongono sono tantissimi, ed è riduttivo etichettarla tutta con un’unica parola. Basta pensare alle centinaia di libri scritti da Isaac Asimov. Si va dalle avventure di Lucky Starr ai robot, passando per i cicli della Fondazione. Molti autori, nella fantascienza degli anni ’40-’60, usavano il genere per far riflettere il lettore e affrontare temi spinosi. Catalogati semplicemente come “fantascienza”, quei romanzi riuscivano a passare indenni tra le maglie della censura e dell’accettabilità culturale. Basti citare Fiori per Algernon, che affronta il ruolo dell’intelligenza e della cultura nella vita, la condizione dei meno fortunati, l’uso degenerativo dei farmaci e il tema — ancora attuale — della sperimentazione animale e umana. Complet...

La mia libreria ha scaffali diversi...

BLOG di Paolo Borzini  La mia libreria ha scaffali diversi (e uno ha la S maiuscola) Sono un lettore onnivoro, e la mia libreria lo conferma. C’è di tutto, dai romanzi d’avventura pieni di sommergibili nucleari scritti da Patrick Robinson, alle missioni impossibili di James Rollins, dove il mondo rischia di finire almeno tre volte a libro. E prima ancora, tutta la pletora dei romanzi di Clive Cussler, con Dirk Pitt e Al Giordino sempre pronti a rischiare la propria vita, dalle fosse oceaniche fino alle cime delle montagne. Ho passato notti intere a seguire le indagini dell’ispettore Chen, tra shikumen affollate, templi, tè, tofu verde e battute sottili come la lama di un ventaglio.  Non mancano, naturalmente, i gialli con la G maiuscola quelli di Fred Vargas, che mescola folklore e crimini con la grazia di una penna che sa quando colpire piano e quando fare male con il grande spalatore di nuvole, e quelli del gelido Arnaldur Indriðason, dove ogni caso sembra un frammento di gh...

Non era il silicio a contenere i sogni, ma chi lo programmava.

Immagine
BLOG di Paolo Borzini   "Non era il silicio a contenere i sogni, ma chi lo programmava." Questa frase doveva essere il finale del racconto  Luna VI , contenuto in  Universi Resilienti . Ma Greg, il protagonista, ha voluto avere l’ultima parola. E io gliel’ho lasciata volentieri. Del resto, non volevo sottolineare che lui era solo una spalla. I veri protagonisti erano i robot. Poi quella frase l’ho stampata su cartoncino, scritta in oro su sfondo marrone bronzo, e l’ho appoggiata accanto all’Amstrad CPC 6128 Plus che ho portato al BissaBook 2025, durante l’evento “Incontra l’autore”. Due contesti diversi: un racconto ambientato su una base di un satellite artificiale e una mostra all’aperto, sotto il sole di maggio. Eppure, in entrambi, c’erano i computer. In entrambi, c’erano i sogni. Oggi si parla sempre più di computer, anche se spesso non li chiamiamo più così. Li chiamiamo IA, smartphone, IoT, GPU, veicoli autonomi, razzi su Marte… Ma dietro tutto questo, ci dimentich...

Parole limate, pensieri spuntati.

BLOG di Paolo Borzini  Parole limate, pensieri spuntati. Riflettevo su 1984, dopo averne parlato tanto, mi sono accorto che non si tratta solo di un libro distopico sul controllo e la sorveglianza. Già di per sé straordinario e terribile ma Orwell ha fatto molto di più, ha lasciato un avvertimento nascosto tra le righe, uno di quelli che restano anche quando chiudi il libro. Il vero cuore di quel romanzo è la lingua. La Neolingua, progettata per ridurre il pensiero. Meno parole, meno idee. Niente sinonimi, niente sfumature. Un linguaggio semplificato, rigido, utile solo a descrivere ciò che il potere consente. E non serve aspettare Oceania, basta guardare cosa succede ogni giorno. Il verbo "fare" è diventato il jolly che sostituisce tutto: fare un discorso, fare un viaggio, fare male. Ogni volta che lo usiamo al posto di un verbo più preciso, spegniamo una sfumatura. E quando le sfumature spariscono, il pensiero si spegne con loro. Anche la traduzione contribuisce. Ogni passa...

36 anni e non sentirli: il mio CPC al BissaBook

Questo blog era nato anni fa per parlare di computer. Anzi, di retrocomputer e di programmazione. Nel tempo si è evoluto: dopo aver scritto per anni di macchine che – chi più, chi meno – hanno segnato l’epoca informatica tra la fine degli anni ’70 e l’inizio dei ’90, e dopo aver raccontato lo stato dei miei progetti informatici (soprattutto compilatori e interpreti), ho iniziato a condividere anche pensieri, riflessioni e letture accumulate nel corso del tempo. Oggi però voglio fare un passo indietro. Anche perché, durante l’incontro “Incontra l’autore” all’interno del BissaBook, oltre alle domande sul libro, molte persone mi hanno chiesto informazioni sullo splendido Amstrad CPC 6128 Plus che avevo portato con me. E che – piccola nota d’orgoglio – ha funzionato per tutte le tre ore (e oltre) in cui sono rimasto al tavolo. Un computer con 36 anni di vita, mica uno di quei gingilli moderni che si piantano appena aggiorni il sistema operativo. E con lo stesso editor di testi che usavo al...

Un pomeriggio di racconti, byte e sorrisi

Un pomeriggio di racconti, byte e sorrisi Blog di Paolo Borzini Sono appena rientrato a casa. Il tempo di svuotare i borsoni – l’Amstrad CPC 6128 Plus, la powerstation, le tovaglie, le copie del mio Universi Resilienti – e mi sono subito rimesso alla tastiera. Voglio salvare, byte dopo byte, questa bellissima giornata. Ai tempi di Autoprint, quando lavoravamo su un sistema innovativo per la prestampa con tecnologia inkjet, ho fatto le ossa tra fiere, convegni e manifestazioni. Parlare in pubblico, per me che sono timido, è sempre stato difficile. Mi vedo un po’ come un motore diesel: partenza lenta, ma poi non mi ferma più nessuno. Oggi, nell’ambientazione del Parco del Donatore, di fronte al Centro Culturale Elisa Conte, è stato tutto molto piacevole. Qualche nuvola minacciosa è passata sopra le nostre teste, ma il tempo ha retto. La temperatura era perfetta, e anche l’organizzazione: impeccabile. Sono arrivato un’ora prima dell’inizio e i tavoli erano già pronti. Ne ho scelto uno in ...

Tre minuti per spiegare 1984

BLOG di Paolo Borzini Tre minuti per spiegare 1984?  Impossibile. Ma ci ho provato. Alle organizzatrici del BissaBook va il mio primo pensiero, hanno creato qualcosa di raro, una piccola bolla fuori dal tempo, dove una decina di lettori e lettrici si sono raccontati attraverso i libri.  Il Book Date si è svolto in uno spazio raccolto, amichevole, vivo. Un po’ troppo vivo, forse, abbiamo sforato i tempi a ogni round. Ho portato 1984. Avevo preparato un riassunto. Non l’ho usato. Mi sono accorto che parlare di Orwell è come aprire un varco: non riesci a fermarti a "di cosa parla", finisci subito su "perché lo ha scritto" e, soprattutto, "cosa ci sta dicendo oggi". E allora via con la Neolingua, il pensiero semplificato, le parole cancellate, la verità riscritta, la paura che ti fa dire: "fatelo a Julia". Altro che tre minuti.  Ogni volta provavo a iniziare con educazione: "vai tu per primo". Ma poi finivo sempre col dilagare. Il bello? Ne...

Quando il Cyberpunk Suonava Italiano

 Quando il Cyberpunk Suonava Italiano BLOG di Paolo Borzini Non è stata solo la lettura a formare il mio gusto per la fantascienza, ma anche la musica. Frequentavo la prima superiore quando, grazie a un compagno di classe, scoprii le canzoni di Alberto Camerini. Nell'album Comici Cosmetici è contenuta una canzone dal titolo Neurox, un brano affascinante e sorprendentemente anticipatore del genere cyberpunk — ben prima che quello che considero il padre del genere, William Gibson, pubblicasse Neuromante. Camerini, per me, è stato un genio visionario. Con la sua musica ha aperto le porte di un mondo fatto di robot, androidi, connessioni, giocattoli a pile... ma anche di vuoto interiore e di quell’eterna ricerca dell’amore che, in fondo, è la struttura portante dell’essere umano. Oltre ad aver ispirato il mio nickname, Neurox66, questa canzone ha influenzato profondamente alcuni miei racconti e poesie. Ricordo ancora la sensazione di quel primo ascolto: i suoni sintetici, le parole vis...

Pensare è faticoso, meglio lasciar perdere.

Pensare è faticoso, meglio lasciar perdere. Blog di Paolo Borzini  Decidere di smettere di pensare: è colpa dell’informazione? Dei media che ci imboccano con una narrazione prefabbricata? Oppure è una scelta nostra, una resa consapevole? La verità è che pensare è un’operazione faticosa, scomoda, ingombrante. Molto più semplice lasciarsi trasportare dalla corrente, adottare il pensiero in voga, replicare quello che si sente in giro — magari con convinzione, ma senza passare nemmeno dal filtro del dubbio. Ma cos’è pensare, se non l’attività più nobile e faticosa della mente? Un processo in cui si formano idee, concetti, coscienza, immaginazione, desideri, critica, giudizio e ogni possibile raffigurazione del mondo. Se la mettiamo così, verrebbe da dar ragione agli empiristi: il pensiero sarebbe solo un prodotto fisiologico del cervello, generato dalla complessità delle sue connessioni neuronali. Come la bile è una secrezione del fegato, o la saliva delle ghiandole salivari. Però — e ...

Perché Universi Resilienti è il titolo giusto

Perché  Universi Resilienti  è il titolo giusto... Blog di Paolo Borzini  Mi è stato chiesto cosa significa “essere resilienti” e se il titolo “ Universi Resilienti ” fosse davvero adatto. Dopo averli riletti, discussi, sistemati e visti affiancati uno all’altro, quei 17 racconti parlano chiaro: sono storie di resistenza, rottura, consapevolezza. Ogni protagonista è chiamato a un confronto impossibile: – con il potere (Nathan, in Nemmeno Dio), – con la verità (Drake, in L’Ombra dell’Ordine), – con la tecnologia che ci sfugge di mano (Eco nel Cloud, Ombre nel Codice), – o con se stesso, come accade nel silenzio tragico di Tradita. Vacillano, si spezzano, cadono… ma nel farlo si trasformano. Non è resilienza da manuale, né parola da coaching motivazionale. È resilienza vera: quella che nasce nel buio, sotto il peso delle scelte, degli sbagli, nel confronto con l’irreversibile. Nel mondo di “ Universi Resilienti ”, essere resilienti non significa solo resistere. Significa a...

Bissabook e il bisogno di leggere

 BLOG di Paolo Borzini Oggi ho partecipato alla presentazione delle attività che si svolgeranno da domani a settembre a Costabissara, tenuta dal sindaco Forte, dall'assessore allo sport e dalle organizzatrici del Bissabook. Non mi soffermerò sulle tantissime iniziative organizzate dal comune e da tutte le associazioni – pro loco compresa – ma su una frase sentita e detta mille volte: “Perché bisogna leggere?” Di solito esorto a nutrire la mente proprio come si nutre il corpo: il nostro cervello, la nostra mente, i neuroni e perfino entrambi gli emisferi hanno sempre fame e vanno alimentati con informazioni, sotto forma di libri e… biblioteche cantanti. Spesso mi guardano storto oppure si vantano di non aver mai letto un romanzo. Che tristezza: non sanno cosa si perdono, universi interi di avventure e conoscenza. Ma il punto è un altro: trovare dei motivi – tra il serio e il faceto (forse più quest'ultimo) – per cui leggere. Per arricchirci culturalmente: esplorare universi dive...

Dalla BBS al Blog: Tra Passione, Resilienza e la Realtà del Mercato

  Negli anni ’80, quando il mondo iniziava a scoprire le potenzialità dell’era digitale, ero già immerso nel fermento delle prime BBS a Vicenza con la mia Spitfire BBS. Insegnavo telematica e telecomunicazioni in un istituto serale oltre al lavoro diurno, creavo software per le telecomunicazioni e, insieme ad altri visionari, fondai un network di BBS controcorrente rispetto a FidoNet. Quegli anni mi hanno formato, insegnandomi che, con impegno e dedizione, anche il più piccolo contributo può lasciare un segno. Oggi, con i 60 anni alle porte, la realtà assume contorni diversi. La fatica quotidiana e il ritmo inesorabile del tempo mi ricordano che il mondo non si ferma per nessuno. Osservando i colleghi più giovani, che affrontano le sfide con una leggerezza che spesso mi sorprende, mi chiedo come continuare a trovare la forza per reinventarmi ogni giorno. Ho sempre creduto nel potere dei media digitali: ho sperimentato con un blog che attira una decina di visite quotidiane, una pagi...