Ascoltare Battiato come un koan zen
BLOG di Paolo Borzini Ascoltare Battiato come un koan zen Sono probabilmente, dal punto di vista musicale, sempre ancorato all’arco di tempo che va dagli anni Settanta ai Duemila. Oggi, come allora, ascolto più o meno la stessa musica, ma in quel periodo ne è stata prodotta così tanta, e di qualità così alta, che non finisco certo per ascoltare la stessa canzone per anni. Da adolescente, negli anni Ottanta, ascoltavo Battiato nel walkman. E mi spiazzava. Non era solo una questione musicale. C’erano quel basso, quel ritmo, che ti entravano dentro in modo quasi fisico, e sopra scorrevano parole che non si lasciavano afferrare fino in fondo. Non era la solita canzone da capire o da canticchiare. Ti prendeva e ti lasciava lì, in bilico. Da una parte il ritmo, dall’altra il testo. E tu nel mezzo. Molto tempo dopo ho capito a cosa assomigliasse quella sensazione. Al test Voight-Kampff di Blade Runner. Non perché Battiato c’entrasse davvero con i replicanti, ma perché l’effetto era quell...