Post

Visualizzazione dei post da aprile, 2026

Da Skynet alle IA, come cambiano le paure verso le macchine.

 BLOG di Paolo Borzini Ogni epoca ha proiettato nelle macchine le proprie paure. Nell’età industriale la macchina incarnava lo sfruttamento, il corpo ridotto a ingranaggio, l’uomo schiacciato dalla fabbrica e dal ritmo della produzione. Con il Novecento tecnologico la paura cambiò forma. Non era più solo il corpo a essere minacciato, ma il controllo. La paura della razionalità fredda e del sistema perfetto che decide senza esitazioni. In questo senso Metropolis, HAL 9000 e Skynet non sono soltanto macchine o personaggi di fantasia. Sono simboli. Metropolis mostrava la disumanizzazione, la trasformazione dell’essere umano in funzione produttiva, in macchina vivente. HAL 9000 faceva paura perché era lucido, impeccabile, irremovibile. Non impazziva come un uomo e proprio per questo inquietava. Era l’idea di una logica perfetta senza imperfezione umana. Skynet, invece, rappresentava un salto ulteriore. Non solo la macchina che pensa, ma la macchina a cui l’uomo ha delegato il potere ul...

1984, Big Brother era davvero il Grande Fratello?

BLOG di Paolo Borzini  1984, Big Brother era davvero il Grande Fratello? La questione, secondo me, è tutt’altro che secondaria, perché tocca il cuore stesso del lavoro di traduzione e, insieme, il significato profondo del romanzo. Negli ultimi anni 1984 è tornato in libreria in parecchie nuove traduzioni. Il motivo, del resto, è semplice. Dal 1° gennaio 2021 le opere di George Orwell sono entrate nel pubblico dominio nell’Unione Europea e questo ha permesso a diversi editori di ripubblicare il romanzo. Per questo oggi ci troviamo davanti a più edizioni italiane, ognuna con una propria idea del testo e con una propria sensibilità. Ma il punto che mi interessa davvero è un altro. “Big Brother” va tradotto come “Grande Fratello” oppure come “Fratello Maggiore”? La storica traduzione italiana di Gabriele Baldini, del 1950, scelse “Grande Fratello”. Ed è inutile negarlo, fu una scelta fortissima. Ha funzionato talmente bene da entrare nell’immaginario collettivo. Però proprio qui sta an...

Musica e 1984, possibile?

 BLOG di Paolo Borzini In un post precedente parlavo della musica a cui sono legato. Se invece passo ai libri, uno di quelli a cui resto più legato in assoluto è 1984 di Orwell e di cui ne ho parlato in diversi post. Qui il collegamento tra letteratura e musica viene quasi da sé. Non parlo del “Grande Fratello” televisivo, che ormai ha consumato e banalizzato quell’immagine, ma del Big Brother pensato da Orwell, cioè il volto del potere che controlla, riscrive, sorveglia e pretende perfino di decidere ciò che è vero e ciò che non lo è.  Questo immaginario, del resto, ha lasciato tracce profonde anche nella musica. Il primo nome che mi viene in mente è David Bowie. Diamond Dogs nasce infatti anche da un progetto legato a 1984. Bowie avrebbe voluto perfino realizzarne un musical, ma non riuscì a ottenere i diritti. Eppure quell’ombra orwelliana rimase nell’album, nei testi, nelle atmosfere, in quella visione sporca, decadente e allucinata del futuro.  Poi ci sono gli Euryth...

Ascoltare Battiato come un koan zen

 BLOG di Paolo Borzini Ascoltare Battiato come un koan zen Sono probabilmente, dal punto di vista musicale, sempre ancorato all’arco di tempo che va dagli anni Settanta ai Duemila. Oggi, come allora, ascolto più o meno la stessa musica, ma in quel periodo ne è stata prodotta così tanta, e di qualità così alta, che non finisco certo per ascoltare la stessa canzone per anni. Da adolescente, negli anni Ottanta, ascoltavo Battiato nel walkman. E mi spiazzava. Non era solo una questione musicale. C’erano quel basso, quel ritmo, che ti entravano dentro in modo quasi fisico, e sopra scorrevano parole che non si lasciavano afferrare fino in fondo. Non era la solita canzone da capire o da canticchiare. Ti prendeva e ti lasciava lì, in bilico. Da una parte il ritmo, dall’altra il testo. E tu nel mezzo. Molto tempo dopo ho capito a cosa assomigliasse quella sensazione. Al test Voight-Kampff di Blade Runner. Non perché Battiato c’entrasse davvero con i replicanti, ma perché l’effetto era quell...

Suggerocrazia

BLOG di Paolo Borzini   Oggi parlo della Suggerocrazia , una parola inventata da me per la XII edizione del concorso Una burla al giorno, organizzato dagli appassionati che anni fa hanno dato vita al sito unaparolaalgiorno.it. Inventata di sana pianta, sì, ma suggerita dall’epoca in cui viviamo, un’epoca in cui certi cambiamenti e certe derive si fanno strada senza che ce ne accorgiamo davvero, o quasi. Ma cos’è la Suggerocrazia ? Ci sono forme di potere che ordinano. E poi ci sono quelle più intelligenti. Non ti impongono nulla. Non alzano la voce. Non minacciano. Non vietano. Ti suggeriscono. Con garbo. Con il sorriso. Con l’aria di chi vuole solo aiutarti. È questa la suggerocrazia : una forma di dominio in cui le decisioni non vengono imposte apertamente, ma orientate attraverso suggerimenti così efficaci da diventare difficili da evitare. Il bello è che funziona benissimo proprio perché non sembra dominio. Il suggerocratico non dice mai “devi”. Sarebbe rozzo, antiquato, quasi...