Post

Visualizzazione dei post da giugno, 2026

Il cyberpunk non è morto, è stato raggiunto dalla realtà

BLOG di Paolo Borzini Sempre ripensando al BookDate del BissaBook di quest'anno, quando cominciavo a parlare di Neuromante scritto da Gibson nel 1984 dicevo che parlava di cose ed eventi che sono la normalità oggi. E ora mi sorge una domanda: ma se il cyberpunk è morto che cosa è diventato dopo che il mondo ha iniziato ad assomigliargli? Secondo me non è morto, si è solo sciolto, disperso. Ha smesso di essere soltanto un genere riconoscibile e si è miscelato nel paesaggio culturale, tecnologico e sociale in cui viviamo ogni giorno. Negli anni Ottanta il cyberpunk sembrava futuro, c'erano hacker, megacorporazioni, cyberspazio, innesti, città infinite, identità instabili, vite marginali immerse nell’alta tecnologia. Oggi molte di quelle cose non sono più futuro, sono cronaca e normalità. Il cyberpunk classico è diventato in parte estetica retrofuturistica con i suoi neon, pioggia, monitor a tubo catodico, terminali verdi, giacche nere, vicoli sporchi, insegne orientali, synth e c...