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Visualizzazione dei post con l'etichetta riflessioni

IA: guai a chiamarla software

BLOG di Paolo Borzini Ovviamente il titolo è una provocazione. O forse no. Oggi pomeriggio sono stato all’inaugurazione di un negozio di cui conosco i titolari e tre quarti delle persone presenti. Ho augurato loro buona fortuna per questa nuova apertura. Un augurio che viene dal cuore. Non soltanto perché si desidera il meglio per chi apre un negozio, soprattutto in un periodo di acquisti online, ma anche perché, da ex piccolissimo imprenditore, vedo tutto questo come un’ulteriore tappa, un’altra casa verde costruita sul vero tabellone del Monopoli che è la vita imprenditoriale. Poi, da bravo nerd, mi sono posizionato accanto al punto ristoro e al distributore di birra. Perché è un ottimo punto strategico. Ho cominciato a parlare con una persona che conosco da quasi trent’anni. Abbiamo amici in comune e ogni volta ci scambiamo i soliti convenevoli: «Stai bene?». «Sì, tutto bene. E tu?». Poi, non si sa come, siamo finiti a parlare di IA. Il mio interlocutore non è una persona qualsiasi,...

La netiquette, questa sconosciuta

 BLOG di Paolo Borzini Per avere un’idea chiara di che cosa sia la netiquette basta consultare Wikipedia. In parole povere, è un insieme di regole di comportamento da rispettare quando si naviga in rete, si partecipa a una discussione o si scrive un’email. Eppure, a più di trent’anni dalla sua formulazione, queste regole sembrano ancora largamente ignorate. Se fossero davvero rispettate, i leoni da tastiera, gli spammer e tutta l’accozzaglia varia che infesta la rete rappresenterebbero una piccolissima minoranza. All’inizio Internet era frequentata soprattutto da appassionati, studenti, ricercatori e tecnici. Le regole della netiquette venivano generalmente rispettate, anche perché esisteva una sorta di autogestione consapevole della rete: chi entrava in una comunità imparava rapidamente come comportarsi oppure veniva richiamato dagli altri utenti. Dopo il 2000, con la diffusione di massa di Internet, sono arrivate milioni di persone che non avevano competenze tecniche e, in molti ...

Scrivere nell'indifferenza

BLOG di Paolo Borzini Due post in un giorno solo, assurdo. Il fatto è che stamattina ho letto il messaggio di una scrittrice, editor e parecchie altre cose, che stimo molto. Il suo messaggio mi ha fatto pensare e forse il problema non è vendere. O meglio, vendere fa piacere, inutile fingere il contrario. Quando si pubblica un libro, un racconto, un post, una riflessione, una parte di noi spera sempre che arrivi a qualcuno. Che venga comprato, certo, ma soprattutto che venga letto. Perché alla fine il nodo non è il denaro, ma l’attenzione. Quello che mi dispiace, quando certi miei post passano inosservati, non è tanto una ferita all’ego. L’ego c’è, per carità, non siamo santi e nemmeno personaggi edificanti da romanzo ottocentesco. Viva Dumas per sempre. Però non è questo il punto. Mi dispiace perché alcune riflessioni potrebbero aiutare qualcuno a fermarsi un attimo. A pensare un po’ di più con la propria testa. A non bere tutto quello che gli viene servito, caldo o freddo che sia. Viv...

2/10 Il libro, il marketing e altre illusioni necessarie. La promozione del libro e altre forme di fantascienza

 BLOG di Paolo Borzini Post 2: Il vero funnel Non quello dei manuali. Nel 2025, secondo i dati AIE, in Italia sono state acquistate 99,5 milioni di copie di libri a stampa nei canali trade, cioè librerie, online e grande distribuzione. Sembrano tantissime. E in assoluto lo sono. Ma vanno viste all'interno dell'Italia. L’Italia ha circa 58,9 milioni di abitanti. Dentro questo numero ci sono neonati, bambini, adulti, anziani, lettori forti, lettori occasionali e persone che non leggono nemmeno le istruzioni del microonde. La popolazione tra i 15 e i 64 anni è di circa 37 milioni di persone. Già questo restringe il campo. Poi bisogna considerare quanti leggono davvero, quanti comprano libri, quanti comprano narrativa, quanti comprano autori italiani, quanti comprano autori sconosciuti e, infine, quanti sono disposti a comprare un libro autopubblicato. A ogni passaggio, l’imbuto si stringe. E si stringe parecchio. Novantanove milioni e mezzo. Uno potrebbe pensare o a essere indotto...

Il Latino e l'ordine

BLOG di Paolo Borzini Questo è il seguito del post precedente Il C come il Latino Il latino ha un lato affascinante che può essere fuorviante, sembra libero, ma non è anarchico. Prendiamo una frase semplice: F los puellam amat ovvero  Il fiore ama la ragazza. Qui l’ordine è abbastanza lineare: soggetto, oggetto, verbo. Ma posso anche scrivere:  Puellam flos amat E il significato grammaticale di base non cambia. È sempre il fiore che ama la ragazza. Perché? Perché  flos  resta nominativo, quindi soggetto. E  puellam r esta accusativo, quindi complemento oggetto. La desinenza, in latino, è una specie di cartellino identificativo. Ti dice chi fa cosa, anche se sposti le parole. Però attenzione, questo non vuol dire che l’ordine non conti, conta eccome. Solo che spesso non decide il significato di base ma decide l’enfasi, il ritmo, lo stile, la sfumatura. Flos puellam amat Il fiore ama la ragazza. Puellam flos amat È la ragazza che il fiore ama. La ragazza viene por...

Il C come il Latino

BLOG di Paolo Borzini Ieri stavo comunicando con un gruppo di lavoro per un progetto in cui sono impegnato da quasi due anni. Per stemperare l’atmosfera ho scritto una frase in latino, anche per spolverare un po’ i vecchi ricordi scolastici. Ovviamente, non conoscendo il latino, l’hanno data in pasto a Google Translator, che più o meno l’ha tradotta correttamente. Il latino è una lingua semplice e complicata allo stesso tempo. Ed è lì che mi è venuta in mente una domanda, ma se dovessi paragonare il latino a un linguaggio di programmazione, quale sceglierei? Io sceglierei il C. Perché il latino è compatto, poche parole, ma ciascuna porta con sé molte informazioni: caso, genere, numero, tempo verbale e via discorrendo. Il C fa qualcosa di simile, poche istruzioni, ma molto significative. È rigoroso, una declinazione sbagliata può cambiare il senso di una frase, come un ; o un * sbagliato in C può cambiare il comportamento di un programma. È una lingua fondante, dal latino derivano itali...

Governare l’IA senza dire nulla

BLOG di Paolo Borzini  Leggevo sul giornale locale un trafiletto sulla presentazione di un libro, una sorta di codice etico per l’IA.  Si vede che dopo «Magnifica Humanitas» di Papa Leone qualcuno si è sentito ispirato. Oppure viceversa, ma questo caso non è il punto. Il punto è il modo in cui era scritto, con il solito tono da comunicato stampa travestito da articolo culturale. Il problema non è il tema, perché il tema è serio. IA, competenza, lavoro, responsabilità, controllo degli strumenti. Tutto giusto. Tutto importante. Quello che fa girare i cabasisi, come direbbe il commissario Montalbano, è il modo in cui viene impacchettato e infiocchettato. La frase scatenante è questa: “Lo fa da una prospettiva concreta, lontana sia dall’entusiasmo cieco sia dal timore paralizzante.” Che si potrebbe brutalmente tradurre così: “Non siamo né tecnofanatici né luddisti, quindi siamo automaticamente equilibrati.” È una formula ormai abusata e serve a piazzarsi subito nel centro virtuoso...

Lastminute e IA

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BLOG di Paolo Borzini Leggo su teletext della Svizzera che lastminute.com taglierà circa un quarto dei dipendenti e che tra le motivazioni c'è un maggiore impiego dell'intelligenza artificiale. Fin qui nulla di nuovo. Quello che invece trovo curioso è che quasi tutti i media riportano il numero dei licenziamenti ma quasi nessuno spiega concretamente che cosa farà questa IA. Perché "useremo l'intelligenza artificiale" può voler dire tutto e niente. Risponderà alle email dei clienti? Gestirà le richieste di rimborso? Classificherà automaticamente i ticket? Recupererà informazioni dalle prenotazioni e preparerà le risposte per gli operatori? Tradurrà le comunicazioni in più lingue? Da programmatore ho sempre avuto il difetto di voler capire come funzionano le cose. Quando leggo che l'IA sostituirà centinaia di persone, la prima domanda che mi viene spontanea non è se sia giusto o sbagliato. La domanda è molto più semplice. Che cosa farà esattamente? Perché dietro...

Tre canzoni, tre ferite ancora aperte

BLOG di Paolo Borzini Come ho già scritto altre volte, i miei gusti musicali spaziano tra generi completamente diversi. Non seguo una band o un'etichetta. Mi lascio guidare dalle emozioni che un brano riesce ancora a trasmettermi. Per questo motivo ascolto musica che va dagli anni Cinquanta ai primi Duemila. Stamattina la modalità casuale della mia playlist ha fatto un piccolo miracolo che solo il caso riesce a realizzare. Una di quelle coincidenze che sembrano studiate da qualcuno. Ho ascoltato una dopo l'altra, Free Bird dei Lynyrd Skynyrd, Child in Time dei Deep Purple e The Sound of Silence di Simon e Garfunkel. Tre brani scritti tra il 1964 e i primi anni Settanta. Tre stupendi capolavori e tre modi diversi di raccontare l'essere umano. Soprattutto, tre canzoni ancora terribilmente attuali. Free Bird parla della libertà e del prezzo che talvolta bisogna pagare per inseguirla. Dietro il celebre assolo finale c'è la confessione di qualcuno che ama profondamente ma sa...

Il cyberpunk non è morto, è stato raggiunto dalla realtà

BLOG di Paolo Borzini Sempre ripensando al BookDate del BissaBook di quest'anno, quando cominciavo a parlare di Neuromante scritto da Gibson nel 1984 dicevo che parlava di cose ed eventi che sono la normalità oggi. E ora mi sorge una domanda: ma se il cyberpunk è morto che cosa è diventato dopo che il mondo ha iniziato ad assomigliargli? Secondo me non è morto, si è solo sciolto, disperso. Ha smesso di essere soltanto un genere riconoscibile e si è miscelato nel paesaggio culturale, tecnologico e sociale in cui viviamo ogni giorno. Negli anni Ottanta il cyberpunk sembrava futuro, c'erano hacker, megacorporazioni, cyberspazio, innesti, città infinite, identità instabili, vite marginali immerse nell’alta tecnologia. Oggi molte di quelle cose non sono più futuro, sono cronaca e normalità. Il cyberpunk classico è diventato in parte estetica retrofuturistica con i suoi neon, pioggia, monitor a tubo catodico, terminali verdi, giacche nere, vicoli sporchi, insegne orientali, synth e c...

1/10 Il libro, il marketing e altre illusioni necessarie. La promozione del libro e altre forme di fantascienza

BLOG di Paolo Borzini Post 1: Nessuno ti stava aspettando Ovvero hai scritto un libro ma il mondo non se n'era accorto. Con questo post voglio iniziare una serie dedicata al passo successivo alla scrittura di un libro, che sia un romanzo, una raccolta di racconti o un saggio. Ne voglio parlare in maniera chiara, disillusa e senza fronzoli. Pubblicare è un traguardo personale, non una garanzia commerciale. Il libro esiste, è vero, ma nessuno lo conosce ancora. Il compito, da quel momento in poi, è proprio questo: rendere il mondo consapevole della sua esistenza. Il marketing del libro spesso assomiglia alla fantascienza, perché racconta futuri possibili, improbabili, desiderati, a volte venduti come inevitabili. Nel mondo della promozione editoriale esiste infatti una forma di fantascienza molto particolare. Non parla di astronavi, colonie su Marte o intelligenze artificiali ribelli. Parla di funnel, target, personal branding, suspense, campagne social e migliaia di copie vendute gr...

Premessa ai prossimi post dedicati al marketing del libro

 BLOG di Paolo Borzini Sto preparando una serie di post dedicati al mondo del marketing del libro, ma prima di pubblicarli desidero fare una premessa. Questa serie non nasce contro editor, correttori, grafici, tipografi, librai o professionisti seri che lavorano nell’editoria. Nasce contro un’altra cosa. Nasce contro l’illusione venduta agli autori, soprattutto agli autori esordienti, che basti pagare il servizio giusto per trasformare automaticamente un libro in un successo. Correzione, impaginazione, copertina, stampa, presentazioni, post perfetti, campagne social, formule magiche, pacchetti promozionali, serate in libreria. Tutte cose che possono avere senso, se usate come strumenti. Diventano pericolose quando vengono presentate come scorciatoie o come sistemi infallibili. Un libro stampato non è un libro distribuito. Un libro presentato non è un libro venduto. Un post scritto bene non è una coda di lettori davanti alla porta. E soprattutto, e questo meriterebbe lettere cubital...

L’ombra dello Sprawl

BLOG di Paolo Borzini Recentemente, sia al BookDate al BissaBook di quest'anno sia in post recenti ho citato lo Sprawl ma per chi non ha mai letto cyberpunk o comunque la trilogia di Gibson questo termine non dice nulla, cercherò di spiegarlo in breve. Lo Sprawl, nella trilogia di William Gibson, è il nome informale del BAMA, il Boston-Atlanta Metropolitan Axis: un’enorme megalopoli futuribile che si estende lungo gran parte della costa orientale degli Stati Uniti, da Boston fino ad Atlanta. Non è semplicemente una città molto grande. È una conurbazione continua, una distesa urbana che ha assorbito città, periferie, zone industriali, infrastrutture, autostrade, centri commerciali, quartieri degradati e spazi ormai privi di una vera identità. Lo Sprawl è importante perché non è solo uno sfondo. È una condizione mentale. Rappresenta l’anonimato, l’alienazione, la perdita di radici, la sensazione di essere un elemento minuscolo dentro una macchina urbana, economica e tecnologica che c...

Senza il trucco da Sprawl

BLOG di Paolo Borzini Oggi ero in auto con i miei amici in direzione Gonzaga. In un momento di silenzio ho approfittato per leggere il racconto che è arrivato secondo al BissaBook 2026. Oltre ai complimenti, mi sono preso dello scrittore intimista. A pensarci bene, però, il cyberpunk, quello vero, non è solo pioggia, cromature, jack neurali e vicoli con venditori di noodles fluorescenti. È alienazione, perdita, memoria, corpi fuori posto, persone che cercano di restare umane in un mondo che le ha già archiviate. Messe da parte e catalogate come non più utili alla società. Se il racconto per il BissaBook ha una vena più intima, non credo sia fuori strada. Ha la stessa radice, solo senza il trucco da Sprawl. Forse, più semplicemente, ho spento per un attimo le luci al neon per guardare meglio le cicatrici. Quelle cicatrici profonde che incidono la nostra anima e che nascondiamo al mondo per non doverle spiegare, per non vederle giudicate, per non sentirci dire ancora una volta che dovrem...

Il gatto di Schrödinger aveva un blog

BLOG di Paolo Borzini Guardare le statistiche del blog è pericoloso. Non guardarle, però, lo è altrettanto. È un po' come il paradosso del gatto di Schrödinger: finché non apri la scatola, il gatto è contemporaneamente vivo e morto. Nel caso del blog, finché non apri Blogger, il post è contemporaneamente letto e ignorato, apprezzato e dimenticato, virale e visitato solo da un bot brasiliano con problemi esistenziali. Poi apri le statistiche ed è lì che avviene il disastro. Perché appena le osservi, collassa la funzione d'onda dell'autostima. Prima pensavi: "Magari qualcuno mi ha letto." Dopo scopri: "Trenta visualizzazioni. Due dall'Italia. Quattordici dagli Stati Uniti. Tre dal Brasile. Una forse da un frigorifero smart collegato a Facebook." E cominci a porti domande scomode: "Chi sono?" "Perché leggono un post in italiano da luoghi improbabili?" "Sono persone?" "Sono bot?" "Sono esseri senzienti?" ...

Secondo posto al concorso Bissa la Fantasia 2026

BLOG di Paolo Borzini Sabato 16 maggio, al Parco del Donatore di Costabissara, durante BissaBook 2026, il mio racconto La Panchina si è classificato al secondo posto nella categoria adulti del concorso letterario «Bissa la Fantasia», giunto alla sua seconda edizione. Non posso dire il contrario, è una cosa che mi ha fatto molto piacere. Il racconto è ambientato proprio a Costabissara, come richiesto dal regolamento, in un luogo reale: il Parco del Donatore. Nasce da un’idea semplice, esistono posti che non sono solo spazi da attraversare. A volte sembrano trattenere qualcosa delle persone che ci sono passate. Pensieri, stanchezze, attese, piccoli momenti di intimità. Non posso pubblicare qui il racconto, perché il regolamento del concorso non me lo consente, ma posso dire che mi ha fatto piacere vederlo riconosciuto proprio nel luogo che lo ha ispirato. BissaBook è stata una bella occasione per vedere il paese trasformarsi, almeno per qualche giorno, in un percorso fatto di libri, lett...

Da Orwell a Gibson, due futuri che ci hanno raggiunto.

BLOG di Paolo Borzini Ieri sera ho partecipato al bookdate all’interno degli eventi di BissaBook 2026, portando  Neuromante  di William Gibson. L’anno scorso avevo scelto  1984  di George Orwell. Due libri all’apparenza diversissimi, eppure in qualche modo legati dalla stessa domanda: che forma prende il futuro quando smette di essere una promessa e diventa realtà? Orwell immaginava un mondo dominato dal controllo politico, dalla sorveglianza, dalla manipolazione della lingua e della memoria. Un futuro grigio, verticale, oppressivo. Un potere che guarda dall’alto e pretende di riscrivere persino il pensiero. Gibson, invece, in  Neuromante  ci porta altrove. Non in una dittatura dichiarata, ma in un mondo frammentato, urbanizzato, notturno, dove la tecnologia non salva nessuno. È ovunque, ma non è sempre di aiuto. Il cyberspazio, le intelligenze artificiali, i corpi modificati, le multinazionali, la Yakuza, i bassifondi dello Sprawl compongono un futuro fosc...

Quell’estate, il bunker sotto la cantina e la fine del mondo che non è mai arrivata.

 BLOG di Paolo Borzini Da studente andai a lavorare per la stagione estiva in un ristorante ad Ascona, in Svizzera. Alle superiori, in quel periodo, ero uno tra i più bravi in cucina e il professore chef ci fece scegliere per primi tra le varie richieste dei ristoratori. Io scelsi la Svizzera, un po’ per allontanarmi dai miei e un po’ per fare esperienza. Lago, sole, soldi non facili ma sudati, e in cucina si suda parecchio. Ragazze tedesche, prime mance, qualche birra, primi assaggi di vita vera. Insomma, la vita. Ma la cosa che mi è rimasta dentro non è solo il profumo del Lago Maggiore , il rumore delle stoviglie a fine servizio e il profumo di pulito. È stata una discesa. Un pomeriggio, terminato di sistemare la cucina, il mio chef mi disse «Vieni, ti faccio vedere una cosa.» Scendemmo le scale del palazzo dove abitava. Superammo la cantina. Poi ancora più giù oltre una porta blindata. Luci spente e l'umidità di un altro mondo che ti accoglieva. E davanti a me, un bunker antiat...

La storia non è il passato. È il racconto di qualcuno.

 BLOG di Paolo Borzini Oggi, la prima domenica di maggio, camminando, pensavo alla storia. Quella antica, quella moderna, quella che studiamo a scuola, quella che leggiamo nei libri, quella che ci viene raccontata come se fosse scolpita nella pietra. Ma la storia, in fondo, chi l’ha scritta? Perché se è vero, anche solo in parte, che la storia la scrivono i vincitori, allora bisogna avere il coraggio di dirlo che non stiamo leggendo la verità. Stiamo leggendo una versione. Una versione comoda a qualcuno. Pensiamo a Nerone. Per secoli ce lo hanno raccontato come un mostro, un folle, un incendiario, quasi una caricatura. Ma chi ha costruito quel ritratto? Tacito, senatore romano, quindi appartenente a una classe che con Nerone aveva più di un conto in sospeso. Svetonio, con il suo gusto per l’aneddoto scandaloso (ricorda qualche conduttore moderno? 😜). Gli storici cristiani, che scrivevano con tutto l’interesse a trasformarlo nel grande persecutore, nel simbolo del male imperiale. Q...

Da Skynet alle IA, come cambiano le paure verso le macchine.

 BLOG di Paolo Borzini Ogni epoca ha proiettato nelle macchine le proprie paure. Nell’età industriale la macchina incarnava lo sfruttamento, il corpo ridotto a ingranaggio, l’uomo schiacciato dalla fabbrica e dal ritmo della produzione. Con il Novecento tecnologico la paura cambiò forma. Non era più solo il corpo a essere minacciato, ma il controllo. La paura della razionalità fredda e del sistema perfetto che decide senza esitazioni. In questo senso Metropolis, HAL 9000 e Skynet non sono soltanto macchine o personaggi di fantasia. Sono simboli. Metropolis mostrava la disumanizzazione, la trasformazione dell’essere umano in funzione produttiva, in macchina vivente. HAL 9000 faceva paura perché era lucido, impeccabile, irremovibile. Non impazziva come un uomo e proprio per questo inquietava. Era l’idea di una logica perfetta senza imperfezione umana. Skynet, invece, rappresentava un salto ulteriore. Non solo la macchina che pensa, ma la macchina a cui l’uomo ha delegato il potere ul...