Perché scrivere?
BLOG di Paolo Borzini
Questa mattina alle 5, la solita sveglia da giorno feriale anche quando non lo è, ero in poltrona con un caffè in mano. Fuori ancora buio e in casa i miei gatti svegli a tenermi d’occhio. Sono istanti intimi, a volte agognati e a volte pericolosi. Pericolosi perché certe domande salgono in superficie, domande che di solito tengo lontane.
Perché scrivo. Qual è il motivo vero.
Ho provato a rispondermi senza raccontarmela, perché i racconti li scrivo già.
La verità è che non è mai un solo motivo, ma due o tre che si alternano.
Scrivo per mettere ordine nel rumore. Per fare pulizia. Prendere pensieri sparsi e dargli una forma che stia in piedi. Quando funziona lo sento subito; tutto si acquieta, anche se quello che esce è cupo. Anzi, spesso proprio perché è cupo.
Scrivo non per rivalsa e controllo, sarebbe troppo facile dire “nel testo comando io”. Più semplicemente lascio che la storia trovi la sua traiettoria netta e mi lasci addosso quella soddisfazione asciutta che conosco bene.
Scrivo per testimonianza, per lasciare una traccia e non per la gloria. Ma anche per me. E per dire: ecco com’era, ecco come l’ho visto. Mi interessa il dettaglio vero, la precisione, la cosa che non puoi fingere. Un diario tecnico dell’anima, se vogliamo chiamarlo così, ma senza poesia obbligatoria. Anche se quella, a volte, cresce da sola.
Scrivo anche per gioco, per laboratorio di scrittura personale e per il gusto di montare un meccanismo e vedere se regge in piedi. Voci, ambienti, incastri e alla fine della fiera anche scrivere è artigianato. È come da ragazzini con le radio auto-costruite, partendo dai progetti di Elettronica 2000, sintonizzare il segnale finché l’altoparlante non smette di gracchiare e il suono diventa stabile.
E poi c’è quella fame rara. Quando una frase si incastra e fa click, come due mattoncini Lego uniti in un pezzo unico. Non succede spesso. Ma quando succede la riconosci perché è viva.
E dopo questo pippone mentale come se non bastasse mi sono posto tre domande.
Se nessuno potesse leggere nulla di quello che scrivo, lo farei lo stesso
Sì.
Se potessi pubblicare con successo, ma senza più provare piacere mentre scrivo, lo farei lo stesso
No.
Se mi togliessero la scrittura, cosa mi mancherebbe
Il silenzio attorno a me e il rumore dentro di me.
Silenzio è la parola chiave, perché scrivere abbassa il volume del mondo e mi aiuta a costruire una stanza mentale. Quindi scrivo per costruirmi silenzio e libertà. E visto che questa cosa succede alle 5 del mattino, scrivo per avere un posto dove il mondo non mi interrompe.
C’è ancora un dettaglio, la libertà non è solo dire tutto a ruota libera. La libertà è anche decidere quando fermarsi. A volte serve tirare il freno a mano e frenare, in certi casi, non è censura; è autocontrollo.
Lo tiro quando sto spiegando invece di far vedere, quando sto vomitando parole invece di scrivere, quando sto chiudendo troppo e togliendo aria.
Non importa quante righe scrivo. La misura non è quante pagine produco né quanti lettori raggiungo. La misura è dopo aver scritto se mi sento più leggero e più in sintonia con il mondo.
Scrivo per costruirmi un silenzio abitabile e una libertà che sa scegliere anche cosa non dire.
Scrivo per avere un luogo mio.
Paolo Borzini
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