Post

Il Latino e l'ordine

BLOG di Paolo Borzini Questo è il seguito del post precedente Il C come il Latino Il latino ha un lato affascinante che può essere fuorviante, sembra libero, ma non è anarchico. Prendiamo una frase semplice: F los puellam amat ovvero  Il fiore ama la ragazza. Qui l’ordine è abbastanza lineare: soggetto, oggetto, verbo. Ma posso anche scrivere:  Puellam flos amat E il significato grammaticale di base non cambia. È sempre il fiore che ama la ragazza. Perché? Perché  flos  resta nominativo, quindi soggetto. E  puellam r esta accusativo, quindi complemento oggetto. La desinenza, in latino, è una specie di cartellino identificativo. Ti dice chi fa cosa, anche se sposti le parole. Però attenzione, questo non vuol dire che l’ordine non conti, conta eccome. Solo che spesso non decide il significato di base ma decide l’enfasi, il ritmo, lo stile, la sfumatura. Flos puellam amat Il fiore ama la ragazza. Puellam flos amat È la ragazza che il fiore ama. La ragazza viene por...

Il C come il Latino

BLOG di Paolo Borzini Ieri stavo comunicando con un gruppo di lavoro per un progetto in cui sono impegnato da quasi due anni. Per stemperare l’atmosfera ho scritto una frase in latino, anche per spolverare un po’ i vecchi ricordi scolastici. Ovviamente, non conoscendo il latino, l’hanno data in pasto a Google Translator, che più o meno l’ha tradotta correttamente. Il latino è una lingua semplice e complicata allo stesso tempo. Ed è lì che mi è venuta in mente una domanda, ma se dovessi paragonare il latino a un linguaggio di programmazione, quale sceglierei? Io sceglierei il C. Perché il latino è compatto, poche parole, ma ciascuna porta con sé molte informazioni: caso, genere, numero, tempo verbale e via discorrendo. Il C fa qualcosa di simile, poche istruzioni, ma molto significative. È rigoroso, una declinazione sbagliata può cambiare il senso di una frase, come un ; o un * sbagliato in C può cambiare il comportamento di un programma. È una lingua fondante, dal latino derivano itali...

Governare l’IA senza dire nulla

BLOG di Paolo Borzini  Leggevo sul giornale locale un trafiletto sulla presentazione di un libro, una sorta di codice etico per l’IA.  Si vede che dopo «Magnifica Humanitas» di Papa Leone qualcuno si è sentito ispirato. Oppure viceversa, ma questo caso non è il punto. Il punto è il modo in cui era scritto, con il solito tono da comunicato stampa travestito da articolo culturale. Il problema non è il tema, perché il tema è serio. IA, competenza, lavoro, responsabilità, controllo degli strumenti. Tutto giusto. Tutto importante. Quello che fa girare i cabasisi, come direbbe il commissario Montalbano, è il modo in cui viene impacchettato e infiocchettato. La frase scatenante è questa: “Lo fa da una prospettiva concreta, lontana sia dall’entusiasmo cieco sia dal timore paralizzante.” Che si potrebbe brutalmente tradurre così: “Non siamo né tecnofanatici né luddisti, quindi siamo automaticamente equilibrati.” È una formula ormai abusata e serve a piazzarsi subito nel centro virtuoso...

Lastminute e IA

Immagine
BLOG di Paolo Borzini Leggo su teletext della Svizzera che lastminute.com taglierà circa un quarto dei dipendenti e che tra le motivazioni c'è un maggiore impiego dell'intelligenza artificiale. Fin qui nulla di nuovo. Quello che invece trovo curioso è che quasi tutti i media riportano il numero dei licenziamenti ma quasi nessuno spiega concretamente che cosa farà questa IA. Perché "useremo l'intelligenza artificiale" può voler dire tutto e niente. Risponderà alle email dei clienti? Gestirà le richieste di rimborso? Classificherà automaticamente i ticket? Recupererà informazioni dalle prenotazioni e preparerà le risposte per gli operatori? Tradurrà le comunicazioni in più lingue? Da programmatore ho sempre avuto il difetto di voler capire come funzionano le cose. Quando leggo che l'IA sostituirà centinaia di persone, la prima domanda che mi viene spontanea non è se sia giusto o sbagliato. La domanda è molto più semplice. Che cosa farà esattamente? Perché dietro...

Tre canzoni, tre ferite ancora aperte

BLOG di Paolo Borzini Come ho già scritto altre volte, i miei gusti musicali spaziano tra generi completamente diversi. Non seguo una band o un'etichetta. Mi lascio guidare dalle emozioni che un brano riesce ancora a trasmettermi. Per questo motivo ascolto musica che va dagli anni Cinquanta ai primi Duemila. Stamattina la modalità casuale della mia playlist ha fatto un piccolo miracolo che solo il caso riesce a realizzare. Una di quelle coincidenze che sembrano studiate da qualcuno. Ho ascoltato una dopo l'altra, Free Bird dei Lynyrd Skynyrd, Child in Time dei Deep Purple e The Sound of Silence di Simon e Garfunkel. Tre brani scritti tra il 1964 e i primi anni Settanta. Tre stupendi capolavori e tre modi diversi di raccontare l'essere umano. Soprattutto, tre canzoni ancora terribilmente attuali. Free Bird parla della libertà e del prezzo che talvolta bisogna pagare per inseguirla. Dietro il celebre assolo finale c'è la confessione di qualcuno che ama profondamente ma sa...

Il cyberpunk non è morto, è stato raggiunto dalla realtà

BLOG di Paolo Borzini Sempre ripensando al BookDate del BissaBook di quest'anno, quando cominciavo a parlare di Neuromante scritto da Gibson nel 1984 dicevo che parlava di cose ed eventi che sono la normalità oggi. E ora mi sorge una domanda: ma se il cyberpunk è morto che cosa è diventato dopo che il mondo ha iniziato ad assomigliargli? Secondo me non è morto, si è solo sciolto, disperso. Ha smesso di essere soltanto un genere riconoscibile e si è miscelato nel paesaggio culturale, tecnologico e sociale in cui viviamo ogni giorno. Negli anni Ottanta il cyberpunk sembrava futuro, c'erano hacker, megacorporazioni, cyberspazio, innesti, città infinite, identità instabili, vite marginali immerse nell’alta tecnologia. Oggi molte di quelle cose non sono più futuro, sono cronaca e normalità. Il cyberpunk classico è diventato in parte estetica retrofuturistica con i suoi neon, pioggia, monitor a tubo catodico, terminali verdi, giacche nere, vicoli sporchi, insegne orientali, synth e c...

1/10 Il libro, il marketing e altre illusioni necessarie. La promozione del libro e altre forme di fantascienza

BLOG di Paolo Borzini Post 1: Nessuno ti stava aspettando Ovvero hai scritto un libro ma il mondo non se n'era accorto. Con questo post voglio iniziare una serie dedicata al passo successivo alla scrittura di un libro, che sia un romanzo, una raccolta di racconti o un saggio. Ne voglio parlare in maniera chiara, disillusa e senza fronzoli. Pubblicare è un traguardo personale, non una garanzia commerciale. Il libro esiste, è vero, ma nessuno lo conosce ancora. Il compito, da quel momento in poi, è proprio questo: rendere il mondo consapevole della sua esistenza. Il marketing del libro spesso assomiglia alla fantascienza, perché racconta futuri possibili, improbabili, desiderati, a volte venduti come inevitabili. Nel mondo della promozione editoriale esiste infatti una forma di fantascienza molto particolare. Non parla di astronavi, colonie su Marte o intelligenze artificiali ribelli. Parla di funnel, target, personal branding, suspense, campagne social e migliaia di copie vendute gr...

Premessa ai prossimi post dedicati al marketing del libro

 BLOG di Paolo Borzini Sto preparando una serie di post dedicati al mondo del marketing del libro, ma prima di pubblicarli desidero fare una premessa. Questa serie non nasce contro editor, correttori, grafici, tipografi, librai o professionisti seri che lavorano nell’editoria. Nasce contro un’altra cosa. Nasce contro l’illusione venduta agli autori, soprattutto agli autori esordienti, che basti pagare il servizio giusto per trasformare automaticamente un libro in un successo. Correzione, impaginazione, copertina, stampa, presentazioni, post perfetti, campagne social, formule magiche, pacchetti promozionali, serate in libreria. Tutte cose che possono avere senso, se usate come strumenti. Diventano pericolose quando vengono presentate come scorciatoie o come sistemi infallibili. Un libro stampato non è un libro distribuito. Un libro presentato non è un libro venduto. Un post scritto bene non è una coda di lettori davanti alla porta. E soprattutto, e questo meriterebbe lettere cubital...

L’ombra dello Sprawl

BLOG di Paolo Borzini Recentemente, sia al BookDate al BissaBook di quest'anno sia in post recenti ho citato lo Sprawl ma per chi non ha mai letto cyberpunk o comunque la trilogia di Gibson questo termine non dice nulla, cercherò di spiegarlo in breve. Lo Sprawl, nella trilogia di William Gibson, è il nome informale del BAMA, il Boston-Atlanta Metropolitan Axis: un’enorme megalopoli futuribile che si estende lungo gran parte della costa orientale degli Stati Uniti, da Boston fino ad Atlanta. Non è semplicemente una città molto grande. È una conurbazione continua, una distesa urbana che ha assorbito città, periferie, zone industriali, infrastrutture, autostrade, centri commerciali, quartieri degradati e spazi ormai privi di una vera identità. Lo Sprawl è importante perché non è solo uno sfondo. È una condizione mentale. Rappresenta l’anonimato, l’alienazione, la perdita di radici, la sensazione di essere un elemento minuscolo dentro una macchina urbana, economica e tecnologica che c...

Senza il trucco da Sprawl

BLOG di Paolo Borzini Oggi ero in auto con i miei amici in direzione Gonzaga. In un momento di silenzio ho approfittato per leggere il racconto che è arrivato secondo al BissaBook 2026. Oltre ai complimenti, mi sono preso dello scrittore intimista. A pensarci bene, però, il cyberpunk, quello vero, non è solo pioggia, cromature, jack neurali e vicoli con venditori di noodles fluorescenti. È alienazione, perdita, memoria, corpi fuori posto, persone che cercano di restare umane in un mondo che le ha già archiviate. Messe da parte e catalogate come non più utili alla società. Se il racconto per il BissaBook ha una vena più intima, non credo sia fuori strada. Ha la stessa radice, solo senza il trucco da Sprawl. Forse, più semplicemente, ho spento per un attimo le luci al neon per guardare meglio le cicatrici. Quelle cicatrici profonde che incidono la nostra anima e che nascondiamo al mondo per non doverle spiegare, per non vederle giudicate, per non sentirci dire ancora una volta che dovrem...