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Senza il trucco da Sprawl

BLOG di Paolo Borzini Oggi ero in auto con i miei amici in direzione Gonzaga. In un momento di silenzio ho approfittato per leggere il racconto che è arrivato secondo al BissaBook 2026. Oltre ai complimenti, mi sono preso dello scrittore intimista. A pensarci bene, però, il cyberpunk, quello vero, non è solo pioggia, cromature, jack neurali e vicoli con venditori di noodles fluorescenti. È alienazione, perdita, memoria, corpi fuori posto, persone che cercano di restare umane in un mondo che le ha già archiviate. Messe da parte e catalogate come non più utili alla società. Se il racconto per il BissaBook ha una vena più intima, non credo sia fuori strada. Ha la stessa radice, solo senza il trucco da Sprawl. Forse, più semplicemente, ho spento per un attimo le luci al neon per guardare meglio le cicatrici. Quelle cicatrici profonde che incidono la nostra anima e che nascondiamo al mondo per non doverle spiegare, per non vederle giudicate, per non sentirci dire ancora una volta che dovrem...

Il gatto di Schrödinger aveva un blog

BLOG di Paolo Borzini Guardare le statistiche del blog è pericoloso. Non guardarle, però, lo è altrettanto. È un po' come il paradosso del gatto di Schrödinger: finché non apri la scatola, il gatto è contemporaneamente vivo e morto. Nel caso del blog, finché non apri Blogger, il post è contemporaneamente letto e ignorato, apprezzato e dimenticato, virale e visitato solo da un bot brasiliano con problemi esistenziali. Poi apri le statistiche ed è lì che avviene il disastro. Perché appena le osservi, collassa la funzione d'onda dell'autostima. Prima pensavi: "Magari qualcuno mi ha letto." Dopo scopri: "Trenta visualizzazioni. Due dall'Italia. Quattordici dagli Stati Uniti. Tre dal Brasile. Una forse da un frigorifero smart collegato a Facebook." E cominci a porti domande scomode: "Chi sono?" "Perché leggono un post in italiano da luoghi improbabili?" "Sono persone?" "Sono bot?" "Sono esseri senzienti?" ...

Secondo posto al concorso Bissa la Fantasia 2026

BLOG di Paolo Borzini Sabato 16 maggio, al Parco del Donatore di Costabissara, durante BissaBook 2026, il mio racconto La Panchina si è classificato al secondo posto nella categoria adulti del concorso letterario «Bissa la Fantasia», giunto alla sua seconda edizione. Non posso dire il contrario, è una cosa che mi ha fatto molto piacere. Il racconto è ambientato proprio a Costabissara, come richiesto dal regolamento, in un luogo reale: il Parco del Donatore. Nasce da un’idea semplice, esistono posti che non sono solo spazi da attraversare. A volte sembrano trattenere qualcosa delle persone che ci sono passate. Pensieri, stanchezze, attese, piccoli momenti di intimità. Non posso pubblicare qui il racconto, perché il regolamento del concorso non me lo consente, ma posso dire che mi ha fatto piacere vederlo riconosciuto proprio nel luogo che lo ha ispirato. BissaBook è stata una bella occasione per vedere il paese trasformarsi, almeno per qualche giorno, in un percorso fatto di libri, lett...

Da Orwell a Gibson, due futuri che ci hanno raggiunto.

BLOG di Paolo Borzini Ieri sera ho partecipato al bookdate all’interno degli eventi di BissaBook 2026, portando  Neuromante  di William Gibson. L’anno scorso avevo scelto  1984  di George Orwell. Due libri all’apparenza diversissimi, eppure in qualche modo legati dalla stessa domanda: che forma prende il futuro quando smette di essere una promessa e diventa realtà? Orwell immaginava un mondo dominato dal controllo politico, dalla sorveglianza, dalla manipolazione della lingua e della memoria. Un futuro grigio, verticale, oppressivo. Un potere che guarda dall’alto e pretende di riscrivere persino il pensiero. Gibson, invece, in  Neuromante  ci porta altrove. Non in una dittatura dichiarata, ma in un mondo frammentato, urbanizzato, notturno, dove la tecnologia non salva nessuno. È ovunque, ma non è sempre di aiuto. Il cyberspazio, le intelligenze artificiali, i corpi modificati, le multinazionali, la Yakuza, i bassifondi dello Sprawl compongono un futuro fosc...

Quell’estate, il bunker sotto la cantina e la fine del mondo che non è mai arrivata.

 BLOG di Paolo Borzini Da studente andai a lavorare per la stagione estiva in un ristorante ad Ascona, in Svizzera. Alle superiori, in quel periodo, ero uno tra i più bravi in cucina e il professore chef ci fece scegliere per primi tra le varie richieste dei ristoratori. Io scelsi la Svizzera, un po’ per allontanarmi dai miei e un po’ per fare esperienza. Lago, sole, soldi non facili ma sudati, e in cucina si suda parecchio. Ragazze tedesche, prime mance, qualche birra, primi assaggi di vita vera. Insomma, la vita. Ma la cosa che mi è rimasta dentro non è solo il profumo del Lago Maggiore , il rumore delle stoviglie a fine servizio e il profumo di pulito. È stata una discesa. Un pomeriggio, terminato di sistemare la cucina, il mio chef mi disse «Vieni, ti faccio vedere una cosa.» Scendemmo le scale del palazzo dove abitava. Superammo la cantina. Poi ancora più giù oltre una porta blindata. Luci spente e l'umidità di un altro mondo che ti accoglieva. E davanti a me, un bunker antiat...

La storia non è il passato. È il racconto di qualcuno.

 BLOG di Paolo Borzini Oggi, la prima domenica di maggio, camminando, pensavo alla storia. Quella antica, quella moderna, quella che studiamo a scuola, quella che leggiamo nei libri, quella che ci viene raccontata come se fosse scolpita nella pietra. Ma la storia, in fondo, chi l’ha scritta? Perché se è vero, anche solo in parte, che la storia la scrivono i vincitori, allora bisogna avere il coraggio di dirlo che non stiamo leggendo la verità. Stiamo leggendo una versione. Una versione comoda a qualcuno. Pensiamo a Nerone. Per secoli ce lo hanno raccontato come un mostro, un folle, un incendiario, quasi una caricatura. Ma chi ha costruito quel ritratto? Tacito, senatore romano, quindi appartenente a una classe che con Nerone aveva più di un conto in sospeso. Svetonio, con il suo gusto per l’aneddoto scandaloso (ricorda qualche conduttore moderno? 😜). Gli storici cristiani, che scrivevano con tutto l’interesse a trasformarlo nel grande persecutore, nel simbolo del male imperiale. Q...

Da Skynet alle IA, come cambiano le paure verso le macchine.

 BLOG di Paolo Borzini Ogni epoca ha proiettato nelle macchine le proprie paure. Nell’età industriale la macchina incarnava lo sfruttamento, il corpo ridotto a ingranaggio, l’uomo schiacciato dalla fabbrica e dal ritmo della produzione. Con il Novecento tecnologico la paura cambiò forma. Non era più solo il corpo a essere minacciato, ma il controllo. La paura della razionalità fredda e del sistema perfetto che decide senza esitazioni. In questo senso Metropolis, HAL 9000 e Skynet non sono soltanto macchine o personaggi di fantasia. Sono simboli. Metropolis mostrava la disumanizzazione, la trasformazione dell’essere umano in funzione produttiva, in macchina vivente. HAL 9000 faceva paura perché era lucido, impeccabile, irremovibile. Non impazziva come un uomo e proprio per questo inquietava. Era l’idea di una logica perfetta senza imperfezione umana. Skynet, invece, rappresentava un salto ulteriore. Non solo la macchina che pensa, ma la macchina a cui l’uomo ha delegato il potere ul...

1984, Big Brother era davvero il Grande Fratello?

BLOG di Paolo Borzini  1984, Big Brother era davvero il Grande Fratello? La questione, secondo me, è tutt’altro che secondaria, perché tocca il cuore stesso del lavoro di traduzione e, insieme, il significato profondo del romanzo. Negli ultimi anni 1984 è tornato in libreria in parecchie nuove traduzioni. Il motivo, del resto, è semplice. Dal 1° gennaio 2021 le opere di George Orwell sono entrate nel pubblico dominio nell’Unione Europea e questo ha permesso a diversi editori di ripubblicare il romanzo. Per questo oggi ci troviamo davanti a più edizioni italiane, ognuna con una propria idea del testo e con una propria sensibilità. Ma il punto che mi interessa davvero è un altro. “Big Brother” va tradotto come “Grande Fratello” oppure come “Fratello Maggiore”? La storica traduzione italiana di Gabriele Baldini, del 1950, scelse “Grande Fratello”. Ed è inutile negarlo, fu una scelta fortissima. Ha funzionato talmente bene da entrare nell’immaginario collettivo. Però proprio qui sta an...

Musica e 1984, possibile?

 BLOG di Paolo Borzini In un post precedente parlavo della musica a cui sono legato. Se invece passo ai libri, uno di quelli a cui resto più legato in assoluto è 1984 di Orwell e di cui ne ho parlato in diversi post. Qui il collegamento tra letteratura e musica viene quasi da sé. Non parlo del “Grande Fratello” televisivo, che ormai ha consumato e banalizzato quell’immagine, ma del Big Brother pensato da Orwell, cioè il volto del potere che controlla, riscrive, sorveglia e pretende perfino di decidere ciò che è vero e ciò che non lo è.  Questo immaginario, del resto, ha lasciato tracce profonde anche nella musica. Il primo nome che mi viene in mente è David Bowie. Diamond Dogs nasce infatti anche da un progetto legato a 1984. Bowie avrebbe voluto perfino realizzarne un musical, ma non riuscì a ottenere i diritti. Eppure quell’ombra orwelliana rimase nell’album, nei testi, nelle atmosfere, in quella visione sporca, decadente e allucinata del futuro.  Poi ci sono gli Euryth...

Ascoltare Battiato come un koan zen

 BLOG di Paolo Borzini Ascoltare Battiato come un koan zen Sono probabilmente, dal punto di vista musicale, sempre ancorato all’arco di tempo che va dagli anni Settanta ai Duemila. Oggi, come allora, ascolto più o meno la stessa musica, ma in quel periodo ne è stata prodotta così tanta, e di qualità così alta, che non finisco certo per ascoltare la stessa canzone per anni. Da adolescente, negli anni Ottanta, ascoltavo Battiato nel walkman. E mi spiazzava. Non era solo una questione musicale. C’erano quel basso, quel ritmo, che ti entravano dentro in modo quasi fisico, e sopra scorrevano parole che non si lasciavano afferrare fino in fondo. Non era la solita canzone da capire o da canticchiare. Ti prendeva e ti lasciava lì, in bilico. Da una parte il ritmo, dall’altra il testo. E tu nel mezzo. Molto tempo dopo ho capito a cosa assomigliasse quella sensazione. Al test Voight-Kampff di Blade Runner. Non perché Battiato c’entrasse davvero con i replicanti, ma perché l’effetto era quell...