1/10 Il libro, il marketing e altre illusioni necessarie. La promozione del libro e altre forme di fantascienza

BLOG di Paolo Borzini

Post 1: Nessuno ti stava aspettando
Ovvero hai scritto un libro ma il mondo non se n'era accorto.

Con questo post voglio iniziare una serie dedicata al passo successivo alla scrittura di un libro, che sia un romanzo, una raccolta di racconti o un saggio.
Ne voglio parlare in maniera chiara, disillusa e senza fronzoli.
Pubblicare è un traguardo personale, non una garanzia commerciale.
Il libro esiste, è vero, ma nessuno lo conosce ancora.
Il compito, da quel momento in poi, è proprio questo: rendere il mondo consapevole della sua esistenza.
Il marketing del libro spesso assomiglia alla fantascienza, perché racconta futuri possibili, improbabili, desiderati, a volte venduti come inevitabili.
Nel mondo della promozione editoriale esiste infatti una forma di fantascienza molto particolare. Non parla di astronavi, colonie su Marte o intelligenze artificiali ribelli.
Parla di funnel, target, personal branding, suspense, campagne social e migliaia di copie vendute grazie al post giusto nel momento giusto.
È una fantascienza più sottile.
Non promette il teletrasporto.
Promette visibilità.
Poi arrivano parole, appunto, come funnel, e lì molti autori cominciano a sentirsi inadeguati.
Il termine inglese significa semplicemente “imbuto” e indica il percorso teorico che una persona compie prima di diventare cliente.
Nel nostro caso, il funnel rappresenta le fasi che portano un possibile lettore dall’ignorare completamente l’esistenza di un libro al prenderlo in considerazione, magari interessarsene, forse desiderarlo e, in pochi casi, acquistarlo.
La parte larga dell’imbuto è composta da tutte le persone che possono venire a conoscenza del libro.
La parte stretta, molto più stretta, è composta da quelle che alla fine lo comprano davvero.
Detto così sembra meno magico.
E infatti lo è.
Anzi, è terra terra.
A questo punto qualcuno potrebbe pensare: “Ecco, un altro scrittore disilluso che parla male del marketing perché non lo ha capito, non lo ha applicato bene o non si è impegnato abbastanza”.
No.
Forse sono cinico, ma non disilluso. Per esempio continuo ad avere l’illusione che prima o poi una buona parte delle persone che scrivono in Italia si metta anche a leggere quello che scrive.
Ma ora sto uscendo dal seminato.
O forse no.
Perché il punto è proprio questo: l’illusione che, seguendo con metodo i passi corretti, pubblicando post, immagini, frasi accattivanti e contenuti sui social, le vendite dei libri aumentino come i punteggi del flipper quando la pallina impazzita continua a rimbalzare tra due funghi e ad abbattere tutte le tessere del moltiplicatore del bonus.
Purtroppo non è così.
Non perché lo dico io. Lo dicono i numeri.
E i numeri, se letti male, possono diventare materiale pubblicitario.
Se letti bene, invece, diventano un secchio d’acqua fredda.
Nel prossimo post: prendiamo quel secchio e lo rovesciamo addosso ai numeri veri. Quelli che nessun manuale di marketing ti mostra. Perché c’è un abisso tra “99 milioni di copie vendute in Italia” e quello che capita davvero al tuo libro.
(continua...)

Post scriptum
Non sto realizzando un depliant per vendere biscotti, ma una serie di post disillusi sul marketing editoriale e sul self-publishing. Se qualcuno si sente punto sul vivo, mi spiace. Non è intenzionale. E' solo prevedibile.


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