Senza il trucco da Sprawl

BLOG di Paolo Borzini

Oggi ero in auto con i miei amici in direzione Gonzaga.

In un momento di silenzio ho approfittato per leggere il racconto che è arrivato secondo al BissaBook 2026.

Oltre ai complimenti, mi sono preso dello scrittore intimista.

A pensarci bene, però, il cyberpunk, quello vero, non è solo pioggia, cromature, jack neurali e vicoli con venditori di noodles fluorescenti.

È alienazione, perdita, memoria, corpi fuori posto, persone che cercano di restare umane in un mondo che le ha già archiviate. Messe da parte e catalogate come non più utili alla società.

Se il racconto per il BissaBook ha una vena più intima, non credo sia fuori strada. Ha la stessa radice, solo senza il trucco da Sprawl.

Forse, più semplicemente, ho spento per un attimo le luci al neon per guardare meglio le cicatrici.

Quelle cicatrici profonde che incidono la nostra anima e che nascondiamo al mondo per non doverle spiegare, per non vederle giudicate, per non sentirci dire ancora una volta che dovremmo lasciarcele alle spalle.

Ma certe ferite non si lasciano alle spalle, sono parte di noi.

Si portano con sé, possono cambiare forma, cambiare voce, cambiare stanza.

A volte diventano silenzio.

A volte diventano rabbia.

A volte, se siamo fortunati, diventano racconto.

Paolo Borzini

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