La netiquette, questa sconosciuta

 BLOG di Paolo Borzini

Per avere un’idea chiara di che cosa sia la netiquette basta consultare Wikipedia. In parole povere, è un insieme di regole di comportamento da rispettare quando si naviga in rete, si partecipa a una discussione o si scrive un’email.

Eppure, a più di trent’anni dalla sua formulazione, queste regole sembrano ancora largamente ignorate. Se fossero davvero rispettate, i leoni da tastiera, gli spammer e tutta l’accozzaglia varia che infesta la rete rappresenterebbero una piccolissima minoranza.

All’inizio Internet era frequentata soprattutto da appassionati, studenti, ricercatori e tecnici. Le regole della netiquette venivano generalmente rispettate, anche perché esisteva una sorta di autogestione consapevole della rete: chi entrava in una comunità imparava rapidamente come comportarsi oppure veniva richiamato dagli altri utenti.

Dopo il 2000, con la diffusione di massa di Internet, sono arrivate milioni di persone che non avevano competenze tecniche e, in molti casi, nemmeno una particolare attenzione verso il prossimo. Si è diffusa la falsa convinzione che su Internet fosse tutto permesso.

Questo “liberi tutti” ha avuto un effetto disastroso e moltiplicatore sulla maleducazione e sull’uso scorretto della rete, come se le normali regole della convivenza civile smettessero improvvisamente di valere davanti a uno schermo.

Purtroppo, in Italia questa ignoranza ha radici profonde. Dalla morte di Adriano Olivetti, passando per la cessione agli statunitensi di alcuni dei gioielli dell’informatica italiana, si è consolidata per decenni la convinzione politica e culturale che l’informatica non fosse qualcosa di veramente serio.

Tra gli anni Cinquanta e gli anni Ottanta sembrava quasi che non fosse degna di essere accostata al lascito dei nostri avi: condottieri, poeti, pittori, scultori e navigatori. Come se l’informatica fosse soltanto una moda passeggera, estranea alla cultura e quindi non meritevole di particolare attenzione.

Basta pensare a come l’informatica non veniva insegnata nelle scuole italiane. E non parlo soltanto dell’uso di un computer, ma della comprensione dello strumento, del suo linguaggio, delle sue possibilità e anche dei comportamenti necessari per utilizzarlo in modo consapevole.

L’educazione è fondamentale quando uno strumento entra così profondamente nella vita quotidiana. La cecità, la presunzione e anche un certo ego culturale hanno contribuito a creare questa diffusa ignoranza informatica. E, in parte, anche l’esercito dei leoni da tastiera.

Il problema, però, ormai non riguarda più soltanto Internet. Sempre più spesso capita di essere al bar, al supermercato o semplicemente in giro e incontrare persone che conversano in vivavoce, tenendo il cellulare davanti alla faccia e rompendo il cazzo al prossimo con i fatti propri. Oppure guardano video con il volume altissimo, come se tutti fossero obbligati a partecipare.

Non credo che tutte queste persone siano maleducate di proposito. Credo piuttosto che manchi un’educazione di base all’uso della tecnologia e alla consapevolezza degli altri.

Esattamente ciò che la netiquette, più di trent’anni fa, cercava già di insegnare.

Paolo Borzini



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