Da Orwell a Gibson, due futuri che ci hanno raggiunto.

BLOG di Paolo Borzini

Ieri sera ho partecipato al bookdate all’interno degli eventi di BissaBook 2026, portando Neuromante di William Gibson.

L’anno scorso avevo scelto 1984 di George Orwell. Due libri all’apparenza diversissimi, eppure in qualche modo legati dalla stessa domanda: che forma prende il futuro quando smette di essere una promessa e diventa realtà?

Orwell immaginava un mondo dominato dal controllo politico, dalla sorveglianza, dalla manipolazione della lingua e della memoria. Un futuro grigio, verticale, oppressivo. Un potere che guarda dall’alto e pretende di riscrivere persino il pensiero.

Gibson, invece, in Neuromante ci porta altrove. Non in una dittatura dichiarata, ma in un mondo frammentato, urbanizzato, notturno, dove la tecnologia non salva nessuno. È ovunque, ma non è sempre di aiuto. Il cyberspazio, le intelligenze artificiali, i corpi modificati, le multinazionali, la Yakuza, i bassifondi dello Sprawl compongono un futuro fosco, nervoso, quasi febbrile.

Forse è per questo che non mi sono accorto di sforare i tre minuti a disposizione. Raccontare la trama di Neuromante è facile: Case, un hacker caduto in disgrazia, viene reclutato per una missione impossibile. Ma spiegare cosa ha rappresentato Gibson è molto più complicato.

Perché Neuromante non è solo un romanzo di fantascienza. È una visione. Ha dato forma a un immaginario che poi abbiamo riconosciuto in Internet, nelle reti, negli avatar, nei dati come territorio, nella fusione sempre più ambigua tra corpo, identità e tecnologia.

Orwell ci ha mostrato la paura di essere controllati, mentre Gibson ci ha mostrato qualcosa di ancora più sottile: la paura di diventare parte del sistema senza nemmeno accorgercene.

E forse è questo il bello di certi libri. Non restano fermi sulla carta stampata, ma ci inseguono, cambiano significato con gli anni e ogni volta sembrano parlarci del presente più che del futuro.

Ieri sera, tra un tavolo e l’altro, il tempo è volato. Ho incontrato solo metà dei partecipanti, ma è bastato per ricordarmi una cosa semplice: i libri non servono solo a essere letti. Servono anche a creare deviazioni, incontri, discussioni, piccoli cortocircuiti e a farci scoprire altri titoli da leggere che magari non fanno propriamente parte della nostra lista, ma che, per la passione con cui ci vengono descritti, finiscono subito tra quelli da recuperare.

Tra questi: Mr GwynDraco. L’ombra dell’imperatoreLa bastarda di Istanbul e Frankissstein. Una storia d’amore.

Per finire, se Neuromante, scritto nel 1984, riesce ancora oggi a farci parlare di futuro, forse significa che Gibson aveva visto qualcosa.
Non tutto, forse.
Ma abbastanza da accendere ancora lo Sprawl davanti ai nostri occhi.
Ovviamente con luci al neon.

Paolo Borzini

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