Quando i computer si telefonavano
BLOG di Paolo Borzini
Modem, BBS e una bella iniziativa di Brusaretro 2026 per far tornare a comunicare le nostre vecchie macchine.
C'è stato un tempo in cui, per collegare due computer, non bastava scegliere una rete Wi-Fi, digitare una password e aspettare qualche secondo.
Servivano un modem, una linea telefonica e una discreta dose di pazienza.
Poi arrivava quel suono inconfondibile composto da fischi, fruscii, tonalità apparentemente casuali e infine il silenzio e poi sul monitor compariva una scritta:
CONNECT 2400
Improvvisamente il computer non era più solo e per chi ha vissuto gli anni delle BBS, quel momento aveva qualcosa di speciale. Dall'altra parte della linea poteva esserci un altro appassionato, un archivio di programmi, una bacheca di messaggi o semplicemente qualcuno con cui scambiare quattro chiacchiere.
Non esistevano social network, notifiche continue o connessioni permanenti. E soprattutto, mentre eri collegato, il telefono di casa risultava occupato. Una circostanza che non sempre veniva accolta con entusiasmo dagli altri componenti della famiglia, e l'espressione "non sempre" è un eufemismo.
Per l'edizione 2026 di Brusaretro, gli organizzatori hanno proposto qualcosa che considero una delle iniziative più interessanti degli ultimi anni, ricreare una piccola infrastruttura telefonica utilizzabile dagli espositori.
Il progetto prevede un centralino Panasonic KX-TDE200, numerose linee analogiche, collegamenti ISDN e un access server Cisco AS5300.
L'intenzione è mettere a disposizione almeno una linea telefonica per tavolo, consentendo ai computer d'epoca di collegarsi a BBS e, possibilmente, ad altri servizi telematici ma non si tratta di una semplice simulazione software ma l'idea è utilizzare veri modem e ricostruire almeno una parte delle condizioni tecniche nelle quali queste macchine, i nostri amati computer, comunicavano.
Un progetto ambizioso, soprattutto considerando che si tratta di apparecchiature non proprio recenti e che far dialogare tecnologie di epoche differenti può trasformarsi rapidamente in un esercizio di pazienza, probabilmente in pieno stile Po Ping "Pace interiore, pace interiore, pace fatta".
Gli stessi organizzatori hanno opportunamente precisato che si tratta di servizi sperimentali e che non tutte le funzionalità proposte saranno necessariamente disponibili, ma anche soltanto l'idea merita un applauso anche tre.
Quando ho saputo dell'iniziativa, ho pensato che fosse l'occasione ideale per riprendere un progetto che unisce due mie passioni, la programmazione e le comunicazioni tra computer.
Sto sviluppando nuBBS, un software per trasformare un Amstrad CPC 6128 Plus in un sistema BBS.
Il computer utilizza una scheda M4, un'interfaccia seriale USIfAC e un modem esterno V.90.
Sulla carta può sembrare abbastanza semplice, ricevere una chiamata, stabilire una connessione, visualizzare qualche schermata e permettere all'utente remoto di interagire.
Naturalmente la realtà è leggermente diversa, bisogna gestire la comunicazione seriale, interpretare le risposte del modem, controllare la ricezione e la trasmissione dei caratteri, affrontare i limiti della macchina e cercare soluzioni compatibili con un hardware progettato molti anni prima della diffusione di Internet.
E quando finalmente qualcosa funziona, si scopre immancabilmente un altro problema da risolvere ma è il normale divertimento di chi programma, insomma.
La particolarità è che non sto semplicemente recuperando un vecchio programma, lo sto scrivendo oggi nuovo software per una macchina del passato, mi piace pensare che questo sia uno degli aspetti più interessanti del retrocomputing e non soltanto conservare ciò che è stato realizzato, ma continuare a sviluppare ciò che quelle macchine potrebbero ancora fare.
Consultando l'elenco degli espositori di Brusaretro 2026, ho notato che relativamente pochi hanno indicato esplicitamente progetti legati alle comunicazioni telefoniche.
Naturalmente questo non significa che gli altri non intendano partecipare all'iniziativa. Qualcuno potrebbe decidere di collegare un modem senza averlo specificato nella descrizione del materiale.
Me lo auguro.
Perché sarebbe davvero un peccato vedere gli organizzatori impegnarsi per predisporre un'infrastruttura tanto interessante e poi ritrovarsi con pochissime macchine collegate.
Immaginate invece una sala nella quale un Commodore 64 chiama una BBS, un Amstrad CPC risponde attraverso il proprio modem, un vecchio PC MS-DOS accede a un servizio telematico e magari qualcuno riesce perfino a far funzionare un terminale Videotel.
Macchine differenti, sistemi operativi differenti, epoche differenti e tutte collegate attraverso una rete telefonica.
Sarebbe una dimostrazione straordinaria di quanto l'informatica fosse varia, ingegnosa e, soprattutto, capace di comunicare molto prima che Internet diventasse una presenza quotidiana e alle volte fin troppo ingombrante.
Qualcuno potrebbe domandarsi quale senso abbia, nel 2026, perdere tempo con modem, protocolli seriali e velocità di trasmissione che oggi farebbero sorridere perfino un frigorifero connesso a Internet o qualsiasi apparecchio IoT, la risposta è semplice, perché possiamo ancora imparare qualcosa.
Quando si dispone di risorse limitate, ogni byte conta. Quando la comunicazione è lenta, bisogna progettare con attenzione ciò che si trasmette. Quando l'hardware non fa automaticamente tutto il lavoro, il programmatore deve comprendere davvero cosa sta succedendo.
Naturalmente non rimpiango le bollette telefoniche, le linee occupate o i download interrotti dopo mezz'ora, di conseguenza non suggerirei a nessuno di abbandonare la fibra ottica per tornare a un modem a 2400 bit al secondo.
Ma conoscere come funzionavano quei sistemi aiuta anche a comprendere meglio quelli attuali.
Il retrocomputing, in fondo, non deve essere necessariamente un viaggio sentimentale verso un passato idealizzato, può invece essere un modo per studiare soluzioni tecniche, riscoprire conoscenze e comprendere quanto lavoro si nasconda dietro operazioni che oggi consideriamo banali.
Per me la riuscita di questa iniziativa non si misurerà soltanto dal numero di linee telefoniche installate o dalla velocità raggiunta dai modem.
Sarà vedere un visitatore sedersi davanti a un vecchio computer, digitare un comando, ascoltare quei suoni incomprensibili e osservare una schermata comparire lentamente sul monitor.
Magari chiedendosi come fosse possibile comunicare in quel modo.
E magari scoprendo che dietro quella schermata c'è un altro computer, a pochi metri di distanza, che sta realmente rispondendo alla sua chiamata.
Perché una manifestazione come Brusaretro può fare qualcosa che un museo statico, un video su YouTube o un emulatore difficilmente riescono a restituire completamente ma permettere di vivere direttamente un'esperienza tecnologica del passato.
Per questo spero che l'iniziativa della rete telefonica abbia successo e che molti espositori decidano di partecipare e da parte mia, continuerò a lavorare su nuBBS, sperando di arrivare a Brusaretro con un sistema funzionante e pronto a rispondere alle chiamate.
E se tutto andrà come previsto, prima o poi sul monitor apparirà quella vecchia, meravigliosa parola:
CONNECT
E dall'altra parte del filo, finalmente, ci sarà qualcuno.
Paolo Borzini
Commenti
Posta un commento