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Perché scrivere?

 BLOG di Paolo Borzini Questa mattina alle 5, la solita sveglia da giorno feriale anche quando non lo è, ero in poltrona con un caffè in mano. Fuori ancora buio e in casa i miei gatti svegli a tenermi d’occhio. Sono istanti intimi, a volte agognati e a volte pericolosi. Pericolosi perché certe domande salgono in superficie, domande che di solito tengo lontane. Perché scrivo. Qual è il motivo vero. Ho provato a rispondermi senza raccontarmela, perché i racconti li scrivo già. La verità è che non è mai un solo motivo, ma due o tre che si alternano. Scrivo per mettere ordine nel rumore. Per fare pulizia. Prendere pensieri sparsi e dargli una forma che stia in piedi. Quando funziona lo sento subito; tutto si acquieta, anche se quello che esce è cupo. Anzi, spesso proprio perché è cupo. Scrivo non per rivalsa e controllo, sarebbe troppo facile dire “nel testo comando io”. Più semplicemente lascio che la storia trovi la sua traiettoria netta e mi lasci addosso quella soddisfazione asciut...

Quando la lentezza del modem ti insegnava a pensare

  BLOG di Paolo Borzini Quando la lentezza del modem ti insegnava a pensare Ho avuto uno scambio di email con una ragazza in gamba che lavora nell’editoria. Da lì è nata questa riflessione. Ogni tanto mi capita una cosa strana; leggo qualche riga di una email e torno indietro di quarant’anni. Non per nostalgia facile, quella la lascio ai post con le foto sgranate e la frase “bei tempi”. Torno indietro perché riconosco un ritmo. Il ritmo dei lunghi messaggi, quotati punto per punto. Quel modo di rispondere che oggi sembra un vezzo da museo e invece era una piccola disciplina. Non era stile: colpevole era anche la tecnologia. Parlo di BBS e aree messaggi, di accoppiatori acustici e modem che viaggiavano a 300 o 1200 bps. La fretta non aveva spazio. L’immediatezza non era disponibile. Quindi diventava raro anche l’impulso di scrivere di getto e spedire, perché la risposta poteva impiegare giorni ad arrivare. La lentezza faceva da filtro. E il filtro, a volte, faceva bene. Una sorta di...

Il guscio che respira

BLOG di Paolo Borzini   Il Natale si avvicina anche se il "clima" non è natalizio ho deciso di condividere questo mio ultimo racconto che proprio questo clima mi ha ispirato... Nessuno seppe dire esattamente quando iniziò. Forse fu una mattina d’inverno, quando il primo uomo si accorse che la pelle del braccio non era più pelle, ma una sottile trama calcificata: come se un mollusco avesse deciso di vivere lì, sotto l’epidermide. I medici parlarono di mutazione. I politici di terrorismo biologico. I religiosi di castigo o redenzione, a seconda della platea. Nessuno, però, osò dire la verità che da settimane stava sospesa nell’aria come un presagio. Fu un anziano psichiatra a farlo, in diretta, davanti a un pubblico attonito. «Non è una malattia» disse. «È un messaggio. È il nostro inconscio collettivo che ha deciso di proteggerci». In studio risero. I giornali lo derisero. I talk show con bionde patinate come conduttrici convocarono presunti esperti per demolirlo, e la più com...

La cacciara continua

BLOG di Paolo Borzini Proprio così, la cacciara continua :-) Sul tema del precedente post, proseguo con  l’Eterno Dilemma dei Nani Aggiuntivi Dai canonici sette al caos del  Nano Expanded Universe Da bambini ce li hanno presentati come entità fisse.  Sette nani , non uno di più, non uno di meno. Un numero scolpito nella pietra Disney, come le tavole della legge. Poi cresci, metti piede in Internet e scopri che l’universo dei nani è diventato un mutaforma incontrollabile. Non sono più sette. Non sono più dieci. Sono… potenzialmente infiniti. Nel mio piccolo catalogo del delirio, dopo i sette originali arrivano gli apocrifi. L’ ottavo  è  Eccolo , perché ogni saga necessita dell’entrata a sorpresa (chiamiamola così, hahaha). Il  decimo  è  Embolo , martire designato della vergogna del famigerato  coitus precox , colpito ma ancora in grado di mugugnare domande esistenziali. In mezzo, come  nono fluidolo , ruota una figura cangiante: Domando...

Quando “mandare in vacca” era la norma

  BLOG di Paolo Borzini Ho vissuto gli anni ’80 e a quei tempi si usava senza pensarci troppo l’espressione  “mandare in vacca” . Era diretta, efficace, liberatoria. Oggi scopro che non solo è ancora usatissima, ma che per ripulirsi un po’ il linguaggio e risultare più  politically correct , si scelgono versioni moderne, anestetizzate, annacquate. E l’elenco è ormai un piccolo museo della retorica contemporanea. Tra le alternative più gettonate troviamo: “Far deragliare” “Far degenerare” “Far andare a rotoli” “Mandare tutto in cantiere” “Portare fuori binario” “Compromettere il risultato” “Sbragare il progetto” “Convertire in caos controllato” “Virare verso il disastro creativo” “Impostare su modalità Titanic” “Escalation non prevista” “Non allinearsi agli obiettivi” “Mandare tutto in malora” “Buttare tutto in caciara” “Mollare il colpo e farlo implodere” A questo punto mi viene spontaneo pensare una cosa, molto anni ’80 e molto poco corretta: è davvero tutto andato in va...

Ritorniamo alle origini del Blog ;-)

BLOG di Paolo Borzini   Ritorniamo alle origini del Blog ;-) Nel mondo del retrocomputer, tra le macchine blasonate, famose, stravendute o sconosciute, c’è una cosa che le accomuna ed è la CPU. Il processore, il cuore o meglio il cervello del computer, della macchina. Tra le CPU di questo gruppo eterogeneo spicca lo Z80, progettato da Federico Faggin dopo la sua fondamentale esperienza in Intel, dove aveva contribuito a dare i natali al primo microprocessore commerciale, l’Intel 4004, e al leggendario 8080. Lo Z80 non fu una semplice evoluzione; fu una rivoluzione in silicio. Faggin, con la sua nuova azienda, la Zilog, partì dal progetto dell’8080 per creare un processore non solo più potente, ma anche infinitamente più elegante e pratico da usare per i progettisti. Mentre il suo “cugino” Intel 8080 richiedeva tre tensioni di alimentazione diverse e un intricato circuito di supporto per funzionare, lo Z80 si accontentava di un unico, semplice +5V. Questo lo rese, fin dal suo esordi...

Blog. Perchè?

BLOG di Paolo Borzini Perché tengo ancora un blog (anche con 33 gradi) Forse è stato il caldo di oggi al lavoro — 33 gradi — o forse una cottura lenta che mi ha stancato più del solito. Fatto sta che a un certo punto mi sono chiesto: Perché tengo un blog? È ancora di moda? Segue ancora la corrente delle cose? La prima risposta è semplice: lo tengo per me, perché mi piace scrivere e riflettere. E da lì nasce il piacere della condivisione, con chi ha scelto di leggere i miei post, di entrare nei miei pensieri e magari riconoscersi un po'. La seconda risposta è più interessante. Alla fine degli anni ’90 e per buona parte dei 2000, i blog erano il mezzo per esprimersi online. Chiunque avesse qualcosa da dire — un diario, un racconto, un’opinione, una guida — apriva un blog. Alcuni sono diventati fenomeni, altri semplici rifugi personali. Tante isolette nella rete. Poi sono arrivati i social: più veloci, più facili, più... dopaminici. I blog hanno perso il trono. Ma non sono scomparsi. ...

Evan Drake vuole il suo romanzo

BLOG di Paolo Borzini Evan Drake vuole il suo romanzo Chi ha letto la mia raccolta Universi Resilienti ha già incontrato per tre volte Evan Drake. Evan Drake, il mio detective preferito, è nato come un esperimento: provare a scrivere noir e hard-boiled in ambientazioni che, se non sempre fantascientifiche o fantasy, sono comunque tecnologiche, contaminate da un certo futuro possibile. Volevo capire se fosse possibile portare il fascino delle vecchie indagini in impermeabile, delle strade illuminate da neon sfarfallanti, dentro mondi dove le IA osservano, i corpi vengono potenziati e la realtà è sempre un po’ più sottile. Ma, come spesso accade ai personaggi riusciti, è cresciuto. E insieme a lui è cresciuto anche il suo ego. Ormai sta prendendo sempre più spazio nei miei appunti, nelle idee, nei racconti che scrivo. Ogni volta che penso di averlo parcheggiato per un po’, lui torna fuori, con un nuovo caso, una nuova indagine, una nuova ombra da inseguire. Ad oggi sono già otto i racco...

Non è estetica, è diagnosi!

BLOG di Paolo Borzini Non è estetica, è diagnosi. Ho cominciato a leggere il genere cyberpunk nel 1986, quando uscì in italiano Neuromante di William Gibson. Chiariamo subito una cosa. La fantascienza mi ha sempre affascinato, ma i sottogeneri che la compongono sono tantissimi, ed è riduttivo etichettarla tutta con un’unica parola. Basta pensare alle centinaia di libri scritti da Isaac Asimov. Si va dalle avventure di Lucky Starr ai robot, passando per i cicli della Fondazione. Molti autori, nella fantascienza degli anni ’40-’60, usavano il genere per far riflettere il lettore e affrontare temi spinosi. Catalogati semplicemente come “fantascienza”, quei romanzi riuscivano a passare indenni tra le maglie della censura e dell’accettabilità culturale. Basti citare Fiori per Algernon, che affronta il ruolo dell’intelligenza e della cultura nella vita, la condizione dei meno fortunati, l’uso degenerativo dei farmaci e il tema — ancora attuale — della sperimentazione animale e umana. Complet...

La mia libreria ha scaffali diversi...

BLOG di Paolo Borzini  La mia libreria ha scaffali diversi (e uno ha la S maiuscola) Sono un lettore onnivoro, e la mia libreria lo conferma. C’è di tutto, dai romanzi d’avventura pieni di sommergibili nucleari scritti da Patrick Robinson, alle missioni impossibili di James Rollins, dove il mondo rischia di finire almeno tre volte a libro. E prima ancora, tutta la pletora dei romanzi di Clive Cussler, con Dirk Pitt e Al Giordino sempre pronti a rischiare la propria vita, dalle fosse oceaniche fino alle cime delle montagne. Ho passato notti intere a seguire le indagini dell’ispettore Chen, tra shikumen affollate, templi, tè, tofu verde e battute sottili come la lama di un ventaglio.  Non mancano, naturalmente, i gialli con la G maiuscola quelli di Fred Vargas, che mescola folklore e crimini con la grazia di una penna che sa quando colpire piano e quando fare male con il grande spalatore di nuvole, e quelli del gelido Arnaldur Indriðason, dove ogni caso sembra un frammento di gh...