Fossi figo
BLOG di Paolo Borzini
I pensieri improvvisi probabilmente non lo sono ma stanno lì, in un angolino, elaborati in un momento di riposo cerebrale durante l'ennesima fase REM. Poi, in un attimo, appaiono, appunto improvvisamente, come se la mente, in uno dei suoi rari momenti di uso della ragione, li partorisse.
Capita alle volte in giro, tra la persone, oppure in uffici, per negozi e supermercati. Vedi qualcuno che stimola quel pensiero e questo appare come una scritta al neon in una notte nebbiosa. Oppure basta ascoltare il grande Elio e la sua band, in Piazza dei Signori, pronunciare la frase «Fossi figo».
Li vedi subito, dritti sulla schiena, con lo sguardo di chi sa che viene guardato e ammirato.
O almeno ne è convinto, il che, a pensarci bene, è già un risultato notevole.
Esistono persone che sembrano vivere accompagnate da una colonna sonora che soltanto loro riescono a sentire. Ogni movimento, ogni parola, persino il modo di stare fermi sembra studiato per un pubblico che, nella maggior parte dei casi, non sa nemmeno di essere stato invitato allo spettacolo.
E la cosa straordinaria è che non hanno dubbi.
Mai.
Possiedono quella sicurezza assoluta che personalmente ho sempre trovato affascinante, soprattutto perché non sono mai riuscito a capire da dove provenga. Forse esiste un particolare gene, quello della figaggine percepita, che permette di attraversare la vita con la certezza di essere sempre dalla parte giusta dello specchio.
Non importa cosa si dica, cosa si faccia o, soprattutto, cosa non si faccia. L'importante è esserci, possibilmente in una posizione che consenta agli altri di accorgersene.
Sono giovani o diversamente giovani, atletici o semplicemente convinti di esserlo, attenti all'abbigliamento e alla cura del corpo. Qualcuno sceglie il colore del maglioncino con un'attenzione che probabilmente non dedica a questioni ben più importanti. La pancetta che timidamente fa capolino è un particolare anatomico che, evidentemente, non è stato ancora informato del progetto.
E poi c'è la parola. Ah, la parola!
Quella meravigliosa invenzione umana che ha permesso di tramandare conoscenze, raccontare storie, esprimere pensieri e, in alcuni casi particolarmente evoluti, parlare per un tempo indefinito senza correre il rischio di comunicare alcunché.
Da dove nasce tutta questa sicurezza? Chi gliel'ha comunicato? Esiste forse un ufficio preposto al rilascio dei certificati di figaggine di cui ignoro l'esistenza?
Forse il problema è proprio questo. Confondiamo troppo spesso l'apparenza con la sostanza, la sicurezza con la competenza, la parlantina con l'intelligenza e la capacità di mettersi in mostra con quella di fare effettivamente qualcosa.
Ma non vorrei essere frainteso. Non ho nulla contro chi si sente bello, intelligente, interessante o irresistibile. Anzi, un po' lo invidio. Deve essere meraviglioso svegliarsi ogni mattina senza il minimo dubbio su se stessi.
Io, al contrario, qualche dubbio ce l'ho sempre avuto. Sulle mie capacità, sulle mie idee, persino su quello che sto scrivendo adesso. E più passa il tempo, più mi convinco che il dubbio sia una delle poche cose veramente intelligenti che possediamo.
Certo, c'è anche il rischio opposto, dubitare di tutto fino a non combinare più nulla. Ma tra chi si pone troppe domande e chi sembra aver trovato tutte le risposte senza essersene mai posta una, continuo a preferire il primo, eppure...Eppure una domanda rimane.
Che differenza c'è tra essere fighi e sentirsi fighi?
Forse nessuna, forse tutta.
Magari la figaggine è proprio come l'intelligenza: quella autentica non sente il bisogno di presentarsi ogni volta che entra in una stanza.
Oppure sto semplicemente cercando una giustificazione intellettuale al fatto che certe code e persone mi stanno sulle balle, possibile. Si è possibile.
Del resto, anche questa è una forma di autoconsapevolezza.
Comunque, tornando a Elio, una cosa mi sembra abbastanza evidente ed è questa, c'è chi passa la vita a cercare di fare il figo.
Io, fortunatamente, non ho questo problema.
Io sono figo.
Elio e le Storie Tese sono fighi.
Ma loro lo sanno.
Capita alle volte in giro, tra la persone, oppure in uffici, per negozi e supermercati. Vedi qualcuno che stimola quel pensiero e questo appare come una scritta al neon in una notte nebbiosa. Oppure basta ascoltare il grande Elio e la sua band, in Piazza dei Signori, pronunciare la frase «Fossi figo».
Li vedi subito, dritti sulla schiena, con lo sguardo di chi sa che viene guardato e ammirato.
O almeno ne è convinto, il che, a pensarci bene, è già un risultato notevole.
Esistono persone che sembrano vivere accompagnate da una colonna sonora che soltanto loro riescono a sentire. Ogni movimento, ogni parola, persino il modo di stare fermi sembra studiato per un pubblico che, nella maggior parte dei casi, non sa nemmeno di essere stato invitato allo spettacolo.
E la cosa straordinaria è che non hanno dubbi.
Mai.
Possiedono quella sicurezza assoluta che personalmente ho sempre trovato affascinante, soprattutto perché non sono mai riuscito a capire da dove provenga. Forse esiste un particolare gene, quello della figaggine percepita, che permette di attraversare la vita con la certezza di essere sempre dalla parte giusta dello specchio.
Non importa cosa si dica, cosa si faccia o, soprattutto, cosa non si faccia. L'importante è esserci, possibilmente in una posizione che consenta agli altri di accorgersene.
Sono giovani o diversamente giovani, atletici o semplicemente convinti di esserlo, attenti all'abbigliamento e alla cura del corpo. Qualcuno sceglie il colore del maglioncino con un'attenzione che probabilmente non dedica a questioni ben più importanti. La pancetta che timidamente fa capolino è un particolare anatomico che, evidentemente, non è stato ancora informato del progetto.
E poi c'è la parola. Ah, la parola!
Quella meravigliosa invenzione umana che ha permesso di tramandare conoscenze, raccontare storie, esprimere pensieri e, in alcuni casi particolarmente evoluti, parlare per un tempo indefinito senza correre il rischio di comunicare alcunché.
Da dove nasce tutta questa sicurezza? Chi gliel'ha comunicato? Esiste forse un ufficio preposto al rilascio dei certificati di figaggine di cui ignoro l'esistenza?
Forse il problema è proprio questo. Confondiamo troppo spesso l'apparenza con la sostanza, la sicurezza con la competenza, la parlantina con l'intelligenza e la capacità di mettersi in mostra con quella di fare effettivamente qualcosa.
Ma non vorrei essere frainteso. Non ho nulla contro chi si sente bello, intelligente, interessante o irresistibile. Anzi, un po' lo invidio. Deve essere meraviglioso svegliarsi ogni mattina senza il minimo dubbio su se stessi.
Io, al contrario, qualche dubbio ce l'ho sempre avuto. Sulle mie capacità, sulle mie idee, persino su quello che sto scrivendo adesso. E più passa il tempo, più mi convinco che il dubbio sia una delle poche cose veramente intelligenti che possediamo.
Certo, c'è anche il rischio opposto, dubitare di tutto fino a non combinare più nulla. Ma tra chi si pone troppe domande e chi sembra aver trovato tutte le risposte senza essersene mai posta una, continuo a preferire il primo, eppure...Eppure una domanda rimane.
Che differenza c'è tra essere fighi e sentirsi fighi?
Forse nessuna, forse tutta.
Magari la figaggine è proprio come l'intelligenza: quella autentica non sente il bisogno di presentarsi ogni volta che entra in una stanza.
Oppure sto semplicemente cercando una giustificazione intellettuale al fatto che certe code e persone mi stanno sulle balle, possibile. Si è possibile.
Del resto, anche questa è una forma di autoconsapevolezza.
Comunque, tornando a Elio, una cosa mi sembra abbastanza evidente ed è questa, c'è chi passa la vita a cercare di fare il figo.
Io, fortunatamente, non ho questo problema.
Io sono figo.
Elio e le Storie Tese sono fighi.
Ma loro lo sanno.
Paolo Borzini
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