Ritorniamo alle origini del Blog ;-)
BLOG di Paolo Borzini
Ritorniamo alle origini del Blog ;-)
Nel mondo del retrocomputer, tra le macchine blasonate, famose, stravendute o sconosciute, c’è una cosa che le accomuna ed è la CPU.
Il processore, il cuore o meglio il cervello del computer, della macchina.
Tra le CPU di questo gruppo eterogeneo spicca lo Z80, progettato da Federico Faggin dopo la sua fondamentale esperienza in Intel, dove aveva contribuito a dare i natali al primo microprocessore commerciale, l’Intel 4004, e al leggendario 8080.
Lo Z80 non fu una semplice evoluzione; fu una rivoluzione in silicio. Faggin, con la sua nuova azienda, la Zilog, partì dal progetto dell’8080 per creare un processore non solo più potente, ma anche infinitamente più elegante e pratico da usare per i progettisti.
Mentre il suo “cugino” Intel 8080 richiedeva tre tensioni di alimentazione diverse e un intricato circuito di supporto per funzionare, lo Z80 si accontentava di un unico, semplice +5V. Questo lo rese, fin dal suo esordio nel 1976, un campione di integrazione ed economia.
La sua vera forza, tuttavia, non fu solo la potenza bruta, ma la sorprendente versatilità. Lo Z80 divenne il cuore pulsante di mondi elettronici tra loro diversissimi
Nei computer domestici divenne l’anima di miti come lo Sinclair ZX Spectrum, il Sam Coupé, gli Amstrad CPC, l’Enterprise, i TRS-80, il Jupiter Ace, il Coleco Adam, gli MSX e persino il Commodore 128. Macchine che portarono l’informatica nelle case di milioni di persone in Europa e in varie parti del mondo, dando il via alla generazione dei primi programmatori “da garage”.
Nei sistemi professionali era il cervello di workstation come i Kaypro e, in una versione più potente (lo Z8000), anche di alcuni minicomputer.
Nel regno delle console il glorioso Game Boy di Nintendo affidava i suoi giochi a una variante dello Z80, dimostrando una longevità senza pari.
Nell’elettronica embedded, e forse è qui che la sua vittoria fu più schiacciante, divenne il controllore onnipresente in migliaia di dispositivi: dalle stampanti alle schede di rete, dai sintetizzatori musicali agli impianti industriali.
Quindi lo Z80 era ovunque. Non era semplicemente un processore; era un ecosistema, un’architettura che univa sotto lo stesso linguaggio macchina il computer del ragazzino alle prime armi e il sistema che gestiva una linea di produzione.Alle volte mi domando lo Z80 ha vinto davvero?
Il vero miracolo dello Z80 non fu la diffusione ma è stata la sua capacità di sopravvivere al tempo.
Mentre altri processori venivano dimenticati a ogni cambio di generazione, vi ricordate la «guerra» tra Intel e AMD dopo il buggato Pentium? Non passavano sei mesi che venivano annunciato un processore più veloce. Mhz dopo Mhz e Ghz dopo Ghz. E lo Z80 continuava a trovare un posto: un nuovo circuito, una nuova scheda, un nuovo progetto. E' un processore che non chiede nulla e restituisce tutto. Decine di migliaia di programmi, di esempi, milioni di righe di codice ASM Z80 in presenti tra Sourcerforge e il suo «successore» github. Traltornde Bastano poche linee di codice in assembly per rendersi conto di quanto sia stato pensato da qualcuno che aveva programmato davvero, non da un architetto chiuso in un laboratorio ma da un vero genio.
Le istruzioni aggiuntive, i registri duplicati, gli indirizzi eleganti.
Chi ci lavora sopra sente un pensiero chiaro dietro alla macchina.
Faggin non aveva progettato solo un processore: aveva progettato un modo di ragionare.
E così lo Z80 superò indenne l’arrivo dei 16 bit, dei 32 bit, delle workstation, di internet, dei sistemi embedded moderni.
Non doveva vincere tutte le battaglie. Gli bastava restare utile.
E ci è riuscito.
Ancora oggi, quasi cinquant’anni dopo, continua a vivere nei progetti degli appassionati, nei chip delle industrie e nelle macchine vintage che non hanno nessuna intenzione di andare in pensione.
Il processore, il cuore o meglio il cervello del computer, della macchina.
Tra le CPU di questo gruppo eterogeneo spicca lo Z80, progettato da Federico Faggin dopo la sua fondamentale esperienza in Intel, dove aveva contribuito a dare i natali al primo microprocessore commerciale, l’Intel 4004, e al leggendario 8080.
Lo Z80 non fu una semplice evoluzione; fu una rivoluzione in silicio. Faggin, con la sua nuova azienda, la Zilog, partì dal progetto dell’8080 per creare un processore non solo più potente, ma anche infinitamente più elegante e pratico da usare per i progettisti.
Mentre il suo “cugino” Intel 8080 richiedeva tre tensioni di alimentazione diverse e un intricato circuito di supporto per funzionare, lo Z80 si accontentava di un unico, semplice +5V. Questo lo rese, fin dal suo esordio nel 1976, un campione di integrazione ed economia.
La sua vera forza, tuttavia, non fu solo la potenza bruta, ma la sorprendente versatilità. Lo Z80 divenne il cuore pulsante di mondi elettronici tra loro diversissimi
Nei computer domestici divenne l’anima di miti come lo Sinclair ZX Spectrum, il Sam Coupé, gli Amstrad CPC, l’Enterprise, i TRS-80, il Jupiter Ace, il Coleco Adam, gli MSX e persino il Commodore 128. Macchine che portarono l’informatica nelle case di milioni di persone in Europa e in varie parti del mondo, dando il via alla generazione dei primi programmatori “da garage”.
Nei sistemi professionali era il cervello di workstation come i Kaypro e, in una versione più potente (lo Z8000), anche di alcuni minicomputer.
Nel regno delle console il glorioso Game Boy di Nintendo affidava i suoi giochi a una variante dello Z80, dimostrando una longevità senza pari.
Nell’elettronica embedded, e forse è qui che la sua vittoria fu più schiacciante, divenne il controllore onnipresente in migliaia di dispositivi: dalle stampanti alle schede di rete, dai sintetizzatori musicali agli impianti industriali.
Quindi lo Z80 era ovunque. Non era semplicemente un processore; era un ecosistema, un’architettura che univa sotto lo stesso linguaggio macchina il computer del ragazzino alle prime armi e il sistema che gestiva una linea di produzione.Alle volte mi domando lo Z80 ha vinto davvero?
Il vero miracolo dello Z80 non fu la diffusione ma è stata la sua capacità di sopravvivere al tempo.
Mentre altri processori venivano dimenticati a ogni cambio di generazione, vi ricordate la «guerra» tra Intel e AMD dopo il buggato Pentium? Non passavano sei mesi che venivano annunciato un processore più veloce. Mhz dopo Mhz e Ghz dopo Ghz. E lo Z80 continuava a trovare un posto: un nuovo circuito, una nuova scheda, un nuovo progetto. E' un processore che non chiede nulla e restituisce tutto. Decine di migliaia di programmi, di esempi, milioni di righe di codice ASM Z80 in presenti tra Sourcerforge e il suo «successore» github. Traltornde Bastano poche linee di codice in assembly per rendersi conto di quanto sia stato pensato da qualcuno che aveva programmato davvero, non da un architetto chiuso in un laboratorio ma da un vero genio.
Le istruzioni aggiuntive, i registri duplicati, gli indirizzi eleganti.
Chi ci lavora sopra sente un pensiero chiaro dietro alla macchina.
Faggin non aveva progettato solo un processore: aveva progettato un modo di ragionare.
E così lo Z80 superò indenne l’arrivo dei 16 bit, dei 32 bit, delle workstation, di internet, dei sistemi embedded moderni.
Non doveva vincere tutte le battaglie. Gli bastava restare utile.
E ci è riuscito.
Ancora oggi, quasi cinquant’anni dopo, continua a vivere nei progetti degli appassionati, nei chip delle industrie e nelle macchine vintage che non hanno nessuna intenzione di andare in pensione.
Paolo Borzini
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